«Stupidaggini»; «Sciocchezze»; «Fesserie»; «Pseudo inchieste»; «Pseudo giornalismo»: le parole escono veloci come proiettili dalla bocca di Fulvio Bonavitacola, assessore all'Ambiente nonché vicepresidente della Regione Campania guidata da Vincenzo De Luca. Gli epiteti sono tutti rivolti all'inchiesta giornalistica Bloody Money di Fanpage.it sul business dello smaltimento dei rifiuti in Italia.

Per capire come siamo arrivati fino a qui occorre fare un passo indietro nel tempo. È il 16 febbraio 2018, tre mesi fa. È il giorno in cui Fanpage.it rende nota la prima puntata di un'inchiesta chiamata "Bloody Money", che consta di 7 filmati, sintesi di centinaia di ore di filmati prodotti in 6 mesi di lavoro, nelle quali Nunzio Perrella, ex boss della camorra napoletana che per anni è stato tra i gestori del traffico dei rifiuti in tutta Italia, mostra l'attualità del diffuso sistema delle mazzette ai politici negli appalti per la gestione dell'immondizia. L'inchiesta giornalistica coinvolge ad un certo punto non solo consiglieri regionali in carica (Luciano Passariello) ed ex consiglieri (Biagio Iacolare) ma anche i vertici dell'azienda rifiuti regionale Sma Campania (il consigliere delegato Lorenzo Di Domenico, poi dimessosi, stessa sorta per il presidente Iacolare) . Si arriva anche a Roberto De Luca, figlio del governatore, all'epoca assessore al Bilancio al Comune di Salerno, dimessosi perché indagato.
Già, perché la Procura di Napoli, sulla scorta delle vicende emerse, apre un'inchiesta giudiziaria  che colpisce anche il direttore di Fanpage.it, Francesco Piccinini e il videoreporter autore dell'inchiesta, Sacha Biazzo, accusati di induzione alla corruzione solo per aver svolto il loro lavoro di giornalisti.

Fulvio Bonavitacola durante la sua relazione in Consiglio regionale
in foto: Fulvio Bonavitacola durante la sua relazione in Consiglio regionale

E così, a maggio inoltrato, ovvero 3 mesi dopo – nel frattempo ci sono state anche le Elezioni Politiche che hanno duramente colpito il Partito Democratico proprio nei feudi di Vincenzo De Luca –  il Consiglio Regionale della Campania, dando seguito ad una richiesta, più volte reiterata, dal Movimento Cinque Stelle, convoca una seduta consiliare monotematica sulle criticità dei rifiuti sul territorio. La Regione Campania ha concesso lunedì 21 maggio 2018 appena 2 ore di discussione, 120 minuti, per il dibattito sulla gestione dei rifiuti in Campania, 40 dei quali usati dal solo rappresentante della giunta De Luca per sostanzialmente magnificare il lavoro svolto da Palazzo Santa Lucia e attaccare i giornalisti.

Fulvio Bonavitacola contro l'inchiesta Bloody Money

Ed eccoci infatti alla cronaca di quanto avvenuto in Consiglio: De Luca non ha voluto essere in aula a relazionare e ha mandato il suo fedelissimo Fulvio Bonavitacola. Che da par suo, così come illo tempore fece il suo capo bollandolo come «camorrismo» e ammonendo «vi faremo ingoiare tutto» attacca l'inchiesta giornalistica più volte, durante la lunga esposizione (oltre mezz'ora di monologo) sul caso spazzatura. Il vicepresidente della Regione esordisce emettendo una sentenza inappellabile: «Io affermo l'assoluta trasparenza e onestà dell'Amministrazione, dei dirigenti e dei funzionari». Poi, quando il discorso è sui fanghi che la Sma avrebbe dovuto smaltire ammette che «dall'autunno scorso i fanghi sono fermi» intendendo che non vi è smaltimento. «Sono avvenute vicende all'attenzione di tutti – dice -. Dal punto di vista della rilevanza non hanno alcun rilievo, sono un'altra cosa è un film».

Il parallelismo tra video online e rappresentazione cinematografica è piuttosto forte nell'immaginario del pretoriano di De Luca. Ma a tener banco è l'idea che si tratti tutto di una sciocchezza: «[…]  sciocchezze che pure sono circolate»; «Al di là delle stupidaggini che sono circolate».  Il discorso poi si sposta sulle reazioni all'inchiesta giornalistica di Fanpage.it, ovvero l'indagine giudiziaria della Dda e la raffica di prese di posizioni e dimissioni: «Quando ho visto un filmato al computer in 4-5 minuti ho convocato l'assemblea di Sma e alcune ore dopo la rimozione del presidente che poi si dimise prima – racconta Bonavitacola -.  Poi ci è voluto qualche giorno per licenziare un unico dipendente di Sma che si era reso protagonista di di comportamenti incompatibili con amministrazione». Il vicepresidente della giunta regionale della Campania bolla il lavoro dei giornalisti di Fanpage.it come «Pseudo inchieste» per poi correggersi, temendo che nelle sue parole si possa individuare un attacco alla magistratura (che ha aperto un fascicolo a Napoli) specificando: «Parlavo delle pseudo inchieste giornalistiche non certo della magistratura…»

Valeria Ciarambino (M5S) contro De Luca e la Sma Campania

La replica di Valeria Ciarambino del Movimento Cinque Stelle è molto dura: «Siamo a tre mesi  dall'esplosione di uno scandalo che coinvolge direttamente la più importante società regionale in tema di smaltimento dei rifiuti tossici, interamente partecipata e dunque controllata dalla Regione. Tre mesi di nulla e di silenzio, durante i  quali da solo il Movimento 5 Stelle ha continuato a chiedere di portare in aula quella vicenda.  Vincenzo De Luca è colui che ha nominato in via fiduciaria i vertici di Sma Campania, oggi  dimissionari perché coinvolti nella gravissima inchiesta». «Siamo di fronte ad un nuovo “caso Schiavone”? Realmente sono ancora imprenditori senza scrupoli a corrompere le istituzioni e a gestire illegalmente lo smaltimento dei rifiuti speciali, magari sotterrandoli o sversandoli nei Regi Lagni, come l’inchiesta di Fanpage.it lascia presagire? Questo ce lo diranno le indagini della magistratura, quello che è certo è che siamo di fronte a responsabilità politiche pesantissime, a cui finora avete tentato di sottrarvi, con la complicità dell’altra opposizione».

È riuscita a tenere il suo intervento anche un'altra consigliera pentastellata, Maria Muscarà, che ha chiesto a nome del gruppo di presentare un dossier con proposte concrete per avviare a soluzione le criticità tuttora esistenti.

 

L'ira di Luciano Passariello contro Fanpage.it

Nelle due ore scarse di dibattito – scarsamente partecipato dai consiglieri, molti dei quali assenti, soprattutto tra le fila del Partito Democratico – c'è spazio per l'ennesima difesa accorata del consigliere regionale di destra Passariello (indagato): «Ma quale inchiesta del cavolo, chi ha giovato di questa montatura in periodo elettorale?  Non sono preoccupato di essere indagato, ma a quella vicenda di Fanpage non ci passo sopra – attacca l'esponente del partito di Giorgia Meloni -. Alcune questioni non si sono comprese. Sembra normale che c'è un consigliere regionale indagato, escono notizie su tutta la stampa nazionale e nessuna trasmissione televisiva abbia ritenuto di chiamarmi? Niente. Questo è strano. Ho sentito parlare di questa inchiesta in cui si coprono i volti di alcune persone – ha aggiunto – ma Fanpage perché nasconde il viso di delinquenti e falsi imprenditori, perché ha paura o perché non sono tali? La magistratura chiarirà». Passariello era stato già ascoltato il 9 marzo scorso dal nostro giornale.

Solidarietà è espressa alla redazione dal presidente della Fnsi, Federazione Nazionale della Stampa, il sindacato dei giornalisti, Beppe Giulietti: «Dalla parte di Fanpage e di chi continua a ‘illuminare' malaffare e corruzione» scrive Giulietti in un tweet