A 48 ore dall'avvio dell'ordinanza Plastic Free, sul Lungomare ci sono ancora bottigliette, bicchieri, cannucce e cucchiaini di plastica, in barba al divieto assoluto di vendita di tutti i materiali non biodegradabili o compostabili. L'ordinanza del sindaco Luigi de Magistris prevede sanzioni da 25 fino a 500 euro per i trasgressori. Eppure, cannucce e contenitori di plastica in alcuni casi restano esposti sui banconi degli ambulanti e fanno capolino dai cestini dei rifiuti dell'indifferenziata lungo via Caracciolo.

Nel complesso l'asse costiero registra un miglioramento, ma si notano ancora cumuli di bottigliette sulla lingua di battigia a ridosso del muro borbonico, mentre bustine di patatine sono attaccate come cozze alle scogliere frangiflutti. I maggiori segnali positivi si avvertono su via Partenope, dove i ristoranti si sono in gran parte già adeguati, mettendo al bando la plastica e convertendosi a materiali più ecologici. Ma è soprattutto tra ambulanti e bancarellari che il nuovo corso imposto dal Comune e richiesto dall'Europa e dal ministero dell'Ambiente fa fatica ad andare a regime.

Da via Sauro alla Rotonda Diaz: c'è ancora plastica

Passeggiando per via Nazario Sauro non è difficile scorgere ancora qualche bottiglia "fuorilegge". La provocazione continua proseguendo su via Caracciolo con mucchi di cannucce e bicchierini monouso che spuntano dai cestini dei rifiuti dell'indifferenziata. Su via Partenope il basamento scoperchiato di una vecchia cassetta stradale dell'Enel si è trasformato addirittura in un sarcofago per la plastica. Ne emerge un cumulo di bottiglie di ogni genere e colore. Di fronte, lo sfondo di Capri e i Monti Lattari.

Ma il vero sconcio è alla Rotonda Diaz, dove, all'ombra dei giardinetti di viale Dohrn, nascosti dalle frasche e dagli alberi sono ammonticchiati una decina di grossi bustoni verdognoli pieni di plastica. Dentro, ma anche sparsi tutto attorno, ci sono centinaia di piattini uso e getta, bottigliette, bicchierini da caffè, mischiati con cartacce sporche, resti di cibo morsicati e bucce d'arancia. Poco distante, le aiuole non se la passano meglio. Abbandonate al degrado totale, sembra ci abbiano paracadutato un cesto di catering esploso prima di atterrare. Non c'è solo la plastica, ma è una pattumiera a cielo aperto, tra carte, lattine e fazzolettini.

È il lungomare “liberato” dalla plastica a due giorni dall'ordinanza che ha vietato la vendita dei monouso su tutto l'asse costiero da La Pietra a Pietrarsa, da Coroglio a via Marina. Il dispositivo è andato in vigore il primo maggio e ci resterà per tutta l'estate, fino al 30 settembre prossimo. L'ordinanza muove da numerosi studi scientifici (Ispra, Greenpeace, Stazione Zoologica Anton Dohrn), che negli ultimi 4 anni hanno lanciato dati allarmanti sullo stato di salute delle acque del Golfo, con concentrazioni fino a 5,24 microplastiche per metro cubo.

Per questo motivo, l'amministrazione de Magistris ha deciso di adottare «misure volte a introdurre progressivamente il divieto generale di utilizzo e vendita di plastica monouso non biodegradabile e non compostabile». Si è partiti dal Lungomare in via sperimentale, con l'idea di estendere il divieto a tutta la città. L'ordinanza impone a ristoranti, bar, chalet, ambulanti, lidi e circoli nautici – anche a chi fa solo asporto – «di non utilizzare, fornire e commerciare contenitori, stoviglie, posate, cannucce e ogni altro manufatto monouso ad uso alimentare in plastica non biodegradabile e non compostabile». Per smaltire le scorte di plastica, il Comune aveva dato tempo fino al 30 aprile. L'invito è rivolto anche ai cittadini, chiamati a rinunciare all'uso di monouso in plastica.

Ma anche tra i visitatori e i residenti l'ordinanza è poco conosciuta. Così delle turiste americane non si fanno problemi ad acquistare delle bottigliette d'acqua di plastica dai rivenditori ambulanti. Mentre altri visitatori ignari sorseggiano cocacola dalle cannucce seduti ai tavolini del belvedere, godendosi la vista sul Vesuvio. Qualche bottiglietta non ammessa giace abbandonata sulla balaustra. Un'altra ondeggia a filo d'acqua accanto ai gozzi ormeggiati al Borgo Marinari. Su via Caracciolo un bimbo che passeggia sul parapetto insiste per scendere sotto la scogliera, trattenuto dalla madre che indica i cumuli di bottigliette e grida: «Ma non lo vedi che sporcizia?».

Nel locale di Claudio de Magistris ancora bicchieri e bottigliette

Ma come va fuori dal perimetro del divieto? In via Cesario Console plastica sparsa dappertutto. Più pulita piazza Vittoria. Anche qui il divieto non vale e i gestori possono continuare a vendere bottigliette di plastica con bicchieri monouso, come nel bistrot di cui è socio il fratello del sindaco Claudio De Magistris. Il locale per qualche decina di metri è fuori dalla zona rossa del Plastic Free, è bene ribadirlo, però nulla vieta di abbracciare la battaglia per il mare pulito, magari con un pizzico d'anticipo.

Pochi gli agenti di polizia locale sul Lungomare nella giornata di ieri. Il primo maggio, intanto, sono arrivate già le prime 8 sanzioni su 48 controlli. Multati 4 bar, 2 chalet e 2 ristoranti nell'area tra via Coroglio e via Cristoforo Colombo. Per ciascuno un verbale da 50 euro. Un buon inizio, secondo il Comune. «Gli esercizi commerciali – commenta Daniela Villani, Delegata al Mare – non hanno disatteso l'ordinanza e con impegno e volontà hanno dimostrato che Napoli è pronta a cambiare». «È un'altra prova di innovazione sociale e civiltà della nostra amministrazione – aggiunge Alessandra Clemente, assessore ai Giovani, Patrimonio e Polizia Locale – la prima in Italia a recepire la Strategia Europea sulla plastica. Stiamo accompagnando operatori e cittadini, grazie anche al potente appello mondiale di migliaia di giovani, verso la strada del graduale abbandono dell'uso della plastica non biodegradabile e non compostabile, così da salvaguardare il nostro lungomare, il più bello del mondo, e la salute nostra e dei nostri figli. La dimostrazione di maturità del popolo napoletano è stata grande».