Si ricava dalla cocaina, i suoi effetti sono immediati e durano una decina di minuti, e causa una elevatissima dipendenza. E rimane l'ultima spiaggia quando i tessuti nasali sono ormai distrutti. Oggi il crack, sostanzialmente cocaina vaporizzata, viene consumato per lo più da cocainomani cronici, che non possono assumere la sostanza sniffandola. Tossicodipendenti a uno stadio avanzato, come il cliente tipo della piazza di spaccio scoperta dai carabinieri ad Alife, che aveva conquistato il mercato degli stupefacenti richiamando clienti anche dall'altro Casertano e il basso Beneventano.

Il traffico di droga era gestito da 11 persone legate da vincoli di parentela, tra loro anche due ragazzi all'epoca minorenni. Una di loro, anche lei imparentata con la donna indicata come ai vertici insieme al marito, aveva soltanto 15 anni. E tra i suoi compiti c'era quello di preparare il crack da vendere.

Il crack si ottiene “lavando” la cocaina, tagliandola con una base, di solito bicarbonato, per renderla più pura e quindi adatta ad essere fumata; il procedimento porta a scaglie di colore bianco/giallastro, che poi vengono sminuzzate e inserite in pipette o in bottiglie di plastica, le “bottiglielle” nel gergo.

In proporzione ha un costo paragonabile alla cocaina, la differenza è nella quantità di stupefacente della dose: un grammo va dai 100 ai 150 euro, per la stessa cifra si ottiene la stessa quantità di crack che però equivale a 10 dosi. Nei luoghi dove è alta la concentrazione di piazze di spaccio il prezzo può crollare anche fino a 70/80 euro al grammo, quindi fino a 12 euro per dose. Ad Alife, dove la vendita era in regime di sostanziale monopolio, anche i prezzi schizzavano: fino a 150 euro al grammo, 30 euro per una dose da 0,2 grammi.