Antonio Del Re e Armando De Re.
in foto: Antonio Del Re e Armando De Re.

La Benelli rubata che segue lo stesso percorso della motocicletta dei Del Re, i fotogrammi in cui compare il killer e quelli che immortalano i fratelli, i vestiti utilizzati e i particolari anatomici. E poi le dichiarazioni di una fonte confidenziale, che rivela agli investigatori che a sparare in piazza Nazionale è stato "Armando di Secondigliano". Tutti indizi, poi supportati dai riscontri investigativi, che finiscono nell'ordinanza con cui gli inquirenti hanno ricostruito il retroscena di quei 20 secondi di terrore in cui un uomo vestito completamente di nero ha sparato contro Salvatore Nurcaro, pregiudicato di 31 anni ritenuto vicino al clan Reale, ha ferito di striscio una donna di 50 anni e ha quasi ammazzato la piccola Noemi, colpita da una pallottola vagante che le ha trapassato i polmoni. Per quell'agguato sono in carcere i fratelli Armando e Antonio Del Re, bloccati il primo a Siena e l'altro nei dintorni di Nola; stamattina i due sono comparsi davanti ai gip, che per entrambi hanno convalidato l'arresto. Nelle due ordinanze, quella corposa di 121 pagine a carico di Armando e quella più snella, 30 pagine appena, per Antonio, i giudici ripercorrono gli elementi che hanno portato al fermo e alla successiva convalida. L'inchiesta è stata coordinata dal procuratore di Napoli Giovanni Melillo con l'aggiunto Giuseppe Borrelli, che hanno diretto il team di magistrati formato da Simona Rossi, Antonella Fratello e Gloria Sanseverino; l'esecuzione dei fermi è stata delegata alla guardia di finanza, alla Squadra Mobile di Napoli e ai carabinieri.

La motocicletta usata per l'agguato

Subito dopo la fuga del killer un passante aveva riferito alle forze dell'ordine cinque lettere del numero di targa della motocicletta usata dall'uomo, una Benelli di colore giallo. Incrociando l'elemento coi database è stato appurato che si trattava di un mezzo rubato in provincia di Salerno nel giugno scorso e che quella moto stava circolando a Napoli già da qualche giorno: i passaggi erano stati registrati dai lettori ottici di targhe. Il 3 maggio, giorno dell'agguato, la Benelli era passata in via Liguori subito dopo la sparatoria e che in sella c'era un uomo corpulento e vestito di nero.

Il giallo del Benelli scomparso

Anche i fratelli Del Re erano in possesso di un mezzo a due ruote marcato Benelli. Emerge dalle intercettazioni della guardia di finanza, la circostanza è riportata nell'ordinanza: i due parlano di un "Benelli che sta in garanzia e che si deve portare alla Benelli" perché non funziona bene. Per la difesa si tratta di uno scooter 125 regolarmente acquistato, mentre gli inquirenti hanno disposto ulteriori accertamenti per capire se invece si riferissero alla motocicletta rubata. Alle 3.31 del 28 aprile viene intercettata una telefonata da Antonio Del Re a un pregiudicato cognato del fratello, che abita ai Quartieri Spagnoli: gli dice di raggiungerlo al garage per prendere i motorini. Il ragazzo chiama dalla zona di corso Arnaldo Lucci, alle 3.38 aggancia la cella di via Stendhal, a ridosso di via Roma. In quello stesso giorno la Benelli rubata viene segnalata alle 3.36 in via Marina, alle 3.39 in via Pasquale Scura, alle 3.40 in direzione piazza Carità e alle 3.41 in direzione Cesare Battisti: per gli inquirenti, si rileva nell'ordinanza, le posizioni sono compatibili. Alle 3.41, a distanza di un secondo, viene "letta" anche la Honda in possesso dei Del Re allo stesso varco.

La maglietta con la x gialla

Il 1 maggio la Benelli rubata viene registrata di nuovo. In uno dei fotogrammi ricavati dalle telecamere si vede che il conducente, da solo, indossa una maglietta nera con frecce sul retro che formano una X di colore giallo. In quel lasso di tempo il telefono di Antonio Del Re si agganciano alle celle presenti su quel tragitto. La stessa maglia è stata trovata e sequestrata in casa di Antonio Del Re in occasione del fermo, il 10 maggio, ed era stato visto dalla Squadra Mobile il 5 maggio in casa di Armando Del Re.

Le indagini su Armando Del Re

Una svolta alle indagini è arrivata con una fonte confidenziale, che ha riferito alle forze dell'ordine che a sparare era stato "Armando", di Secondigliano. Il nome e gli altri dettagli riferiti hanno portato gli investigatori verso Del Re, detto "‘a Pacchiana", figlio del narcotrafficante Vincenzo Del Re, attualmente detenuto in provincia di Siena. Il ragazzo è stato indicato come vicino a Antonio Marigliano, pregiudicato di San Giovanni a Teduccio; in un precedente controllo nei pressi della sua abitazione era stata trovata una moto di proprietà di Del Re. Gli investigatori hanno rintracciato quella moto, una Honda X Adv, e hanno verificati i passaggi della targa per capire se il 3 maggio fosse nei dintorni di piazza Nazionale.

La moto dei fratelli Del Re

Le telecamere hanno ripreso la Honda il giorno dell'agguato alle 14.56 con in sella due persone, entrambe vestite completamente di nero, in via Marina, all'altezza del Varco Pisacane; del passeggero, senza casco, si nota l'assenza di capelli sulla parte superiore della testa e la grossa corporatura. Differenza tra i due, il colore della suola delle scarpe: bianca quella del conducente, nera quelle del passeggero. I due vengono registrati insieme di nuovo alle 15.59 mentre, alle 16.58, la Honda passa a circa 350 metri dal luogo dell'agguato e in sella c'è solo il conducente. Nelle ore successive, viene sottolineato nell'ordinanza, la Honda viene segnalata tramite i lettori di targhe mentre fa la spola tra Secondigliano e quella della sparatoria.

La corsa insieme dopo l'agguato

Dal riscontro ristretto al momento della sparatoria è venuto fuori che alle 17.02, due minuti dopo l'agguato, la Honda era tra via Arenaccia e piazza Poderico e alle 17.23 era sul corso Secondigliano. Lo stesso percorso, rilevano gli inquirenti nell'ordinanza, viene effettuato anche dalla Benelli rubata: alle 16.59 è in via Liguori e alle 17.05 supera il varco in via Comunale Vecchia Miano. In sostanza, rileva il giudice, sia la moto di Del Re sia quella rubata si trovano nei pressi del luogo dell'agguato al momento della sparatoria e poi si allontanano verso Secondigliano. Dopo quell'ultimo passaggio la Benelli scompare nel nulla.

Le informazioni della Guardia di Finanza

Mentre gli inquirenti cercavano di fare luce sull'agguato a Salvatore Nurcaro e sul grave ferimento di Noemi, le fiamme gialle hanno messo a disposizione del gruppo interforze delle intercettazioni e informazioni relative ad un'altra inchiesta che stavano conducendo e che coinvolge anche personaggi vicini ai Del Re. Una scelta che poteva significare vanificare tutto il lavoro, ma fatta proprio in un'ottica di risultati: beccare chi aveva sparato a Noemi e farlo il prima possibile. Nel primo pomeriggio del 3 maggio i finanzieri erano appostati nei pressi di un bar di via Marina e hanno visto i due fratelli Del Re incontrarsi con un pregiudicato tra le 15 e le 15.15; erano arrivati sulla Honda, la stessa su cui erano stati ripresi dai lettori alle 14.56, ed entrambi erano vestiti di nero. Visionando i fotogrammi delle 14.56 i finanzieri hanno riconosciuto nel passeggero, quello senza casco, Armando Del Re. Quindi, concludono gli inquirenti, fino a due ore prima i fratelli erano sulla stessa motocicletta, vestiti di nero, nella zona in cui poco dopo si sarebbe consumato l'agguato.

In una intercettazione ambientale della guardia di finanza, captata a Secondigliano il 7 maggio, si sente Antonio Del Re che parla con un'altra persona. I due parlano di spostare "quella cosa, che non doveva rimanere dove si trovava": per gli inquirenti si riferiscono proprio alla Benelli rubata.

I telefoni spenti

Il telefono di Armando Del Re era rimasto spento dalle 12.07 alle 20.31. L'aveva lasciato a casa, dirà successivamente lui, per farci giocare i figli. Quello di Antonio Del Re, invece, era stato dato a un pregiudicato a loro vicino; il 18enne l'aveva recuperato solo alle 20.10. Nelle intercettazioni della guardia di finanza ci sono due chiamate della madre, che parla prima col pregiudicato e successivamente col figlio, che con fare preoccupato voleva sapere dove fosse.