Sandro Ruotolo
in foto: Sandro Ruotolo

In gergo calcistico, qualche anno fa, quando una squadra faceva gol oltre il novantesimo, nei minuti di recupero, si parlava di "zona Cesarini", in onore dell'attaccante della Juventus degli anni '30 Renato Cesarini, solito ad andare in rete in extremis. Applicandolo alle vicende politiche nostrane possiamo parlare di "zona Ruotolo". Infatti, quando i giochi per le candidature alle elezioni suppletive del Senato del 23 febbraio prossimo a Napoli sembravano ormai chiusi, quando mancavano poche ore al 18 gennaio, data di consegna delle firme, il Partito Democratico e DemA hanno trovato un accordo per candidare il giornalista Sandro Ruotolo al Senato. Un'operazione che ha diversi vincitori e qualche vinto, ma che soprattutto riapre tutte le prossime partite politiche, dalle elezioni regionali in Campania del maggio prossimo alle elezioni per il Comune di Napoli del 2021.

L'accordo chiuso a Roma, beffato il Movimento 5 Stelle

Il tutto si è consumato nella giornata di venerdì 17 gennaio, data ostica per la cabala che però è stata ribaltata dalla riuscita di un'operazione che sembrava impossibile. A differenza di quello che si può immaginare, il nome di Sandro Ruotolo è venuto fuori dalle fila del Partito Democratico che nella mattinata lo avevano proposto a Luigi Di Maio. Nulla da fare, con il leader grillino che aveva appena battezzato Luigi Napolitano, politicamente a lui vicino e vincitore tra le polemiche della consultazione su Rousseau, come candidato del Movimento alle suppletive. "Votate il nostro" ha detto Di Maio agli emissari del Pd. Una proposta inaccettabile. A tirare le fila degli incontri in queste settimane sono stati Nicola Oddati e il segretario napoletano del Pd Marco Sarracino, che con pazienza e cura hanno lavorato a tessere una tela che ha gettato le basi per un rinnovato dialogo tra le parti. Dopo il no di Di Maio, Oddati e Sarracino hanno voluto dimostrare ai grillini che non sarebbero rimasti nell'angolo ed anzi, hanno ribaltato la partita. In fretta e furia a Roma c'è stato un incontro tra Oddati, Sarracino e il capo di gabinetto del Comune di Napoli Attilio Auricchio. "Il nostro nome è Sandro Ruotolo, ritirate la Palmieri" hanno annunciato gli esponenti Pd nell'incontro. Dalle parti di Luigi De Magistris non aspettavano altro, ed il nome della candidata di DemA, l'assessore alla scuola Annamaria Palmieri è stato immediatamente sfilato. Lo scenario che gli arancioni volevano evitare era proprio quello di andare da soli alle elezioni suppletive e farsi contare, un risultato misero avrebbe ridimensionato definitivamente il peso politico del Sindaco di Napoli in città e lo avrebbe tagliato fuori dai prossimi accordi. Ruotolo si è preso 3 ore per decidere, ma, nel frattempo, oltre alla telefonata dello stesso Luigi De Magistris, ha ricevuto attestati di stima da mezzo governo, con i Ministri del Pd che gli hanno telefonato a raffica. Nel tardo pomeriggio la fumata bianca, Ruotolo è il candidato alle elezioni suppletive del senato di una coalizione che comprende Partito Democratico, DemA, Italia Viva e Leu. Ne escono vincitori i tre che hanno chiuso l'accordo, Oddati, Sarracino e Auricchio. Il Movimento 5 Stelle in questo modo rischia seriamente di perdere il seggio che fu del compianto Franco Ortolani, ricevendo in questo modo una brutta batosta in una città ed in una regione che anche alle recenti elezioni europee avevano visto il Movimento come primo partito. D'altronde Oddati e Sarracino per 15 giorni avevano provato a convincere Di Maio a fare l'accordo, considerando prioritaria la riproposizione dell'alleanza di governo anche in Campania. Ma all'incontro romano il tema delle suppletive non è stato l'unico argomento all'ordine del giorno.

De Luca nel mirino, Costa sullo sfondo, si riapre la partita per la Regione

Pd e DemA hanno discusso a tutto campo. Ora le suppletive con un candidato vicino all'area di De Magistris, anche se proposto dal Pd, subito dopo l'operazione per spodestare Vincenzo De Luca dalla ricandidatura alla presidenza della Regione Campania, facendo rientrare nell'accordo anche il Movimento 5 Stelle, ed infine le elezioni per il Comune di Napoli del 2021, vero obiettivo del Partito Democratico, nelle quali si dovrebbe puntare su un candidato civico espresso dal Pd con il sostegno di DemA in un centro sinistra rifondato. Se dalle parti di Palazzo Santa Lucia l'incontro tra Vincenzo De Luca e Nicola Zingaretti, con Piero De Luca seduto allo stesso tavolo, avvenuto qualche giorno fa a margine della convention Pd a San Pastore a Contigliano in provincia di Rieti, è stato preso come un assenso alla ricandidatura del governatore, dalle parti del Nazareno l'idea è diametralmente opposta. I sondaggi continuano a dire che in Campania il centro destra, che dovrebbe essere guidato da Stefano Caldoro, ha 7/8 punti di vantaggio, davvero troppi per poter essere battuto. Ma soprattutto Zingaretti subito dopo le elezioni in Emilia Romagna e Calabria si sta preparando al tavolo con il Movimento 5 Stelle per un accordo su tutte e 5 le regioni in cui si voterà in primavera. Solo in una Regione, tra Pd e M5S, c'è un candidato uscente ovvero in Campania, un ostacolo questo che potrebbe impedire l'accordo a livello nazionale tra le forze di governo sulle elezioni regionali di maggio. Per questo si studia una exit strategy, proporre a De Luca un ruolo diverso, fuori dai ruoli istituzionali ma comunque di peso. A quanto apprende Fanpage.it, l'idea sarebbe quella di offrire al governatore la presidenza di Fincantieri , ruolo tutt'altro che marginale negli asset delle aziende pubbliche. Ovviamente accanto a questo ci sarebbe la ricandidatura in un collegio blindato per il figlio, Piero De Luca, al momento assai incerto rispetto ad una eventuale rielezione. De Luca però è uomo legato al territorio e non è detto che accetti di buon grado il passo indietro. Il Pd a quel punto offrirebbe la presidenza della Regione Campania al Movimento 5 Stelle a patto che si punti su un nome di alto profilo come quello del Ministro dell'Ambiente Sergio Costa. Da parte sua l'ex generale dei carabinieri non coltiva l'aspirazione di sedere sullo scranno più alto della Regione Campania, ma se Luigi Di Maio dovesse chiederglielo non potrebbe dire di no, soprattutto se a sostenerlo ci fosse una coalizione larghissima. Già, perché il Pd nell'eventuale accordo per le regionali porterebbe in dote anche l'assenso di De Magistris che quindi, ancora una volta, eviterebbe la conta per aggregarsi ad una coalizione che sulla carta potrebbe vincere senza troppi problemi le elezioni regionali. Più che larga, la coalizione nei piani dei dirigenti del Pd è "formato maxi", dentro ci sarebbero Pd, M5s, Italia Viva, DemA, Leu, Verdi e le liste civiche, insomma una vera e propria corazzata.  L'ultimo tassello sarebbero le elezioni comunali di Napoli del 2021: De Magistris negli ultimi due anni conta più fallimenti che successi, con un indice di gradimento in caduta libera e la sola Alessandra Clemente, assessore ai giovani, che si è fatta strada per la successione. Davvero pochino per pensare di poter andare al ballottaggio e poi vincere, per la terza volta, le elezioni comunali. L'idea del Pd è quella di puntare su un candidato civico da loro indicato, condizione che non dispiacerebbe affatto a De Magistris che potrebbe ritrovarsi sul cavallo giusto e vincente. Certo, mentre sarà più semplice convincere il Movimento 5 Stelle ad un accordo alle regionali puntando su un loro candidato, sarà complicato strappare un sì per le elezioni comunali, ma l'alleanza Pd-DemA più i partiti minori già da sola sarebbe in grado di andare sicuramente al ballottaggio.

La strada è tracciata, si procederà uno step alla volta

"Ora esiste il tavolo" è questa la vittoria più grande per il Pd e per DemA, i primi interessati a conquistare nuovamente un ruolo centrale nella politica napoletana e campana e i secondi interessati a non scomparire del tutto dopo 10 anni di governo al Comune di Napoli. Se il 23 febbraio Sandro Ruotolo uscirà vincitore dalle elezioni suppletive per il Senato, la strada sarà ormai tracciata e l'operazione per mettere da parte De Luca e mettere in campo la maxi coalizione per le elezioni regionali subirà una netta accelerata. E' chiaro che al contrario una batosta azzererebbe ogni possibilità di accordo, ma i sondaggi e la prevedibile scarsa affluenza alle urne per le elezioni suppletive,che premierà il voto convinto e "militante" più consono al centro sinistra, fanno sperare per il meglio. Fino a pochi mesi fa questa operazione era assolutamente impensabile, da un lato un Pd completamente succube del governatore De Luca, dall'altro De Magistris balcanizzato a Palazzo San Giacomo e con mille gatte da pelare quotidianamente. Si è aperto un nuovo corso e lo capiranno anche i grillini, sicuramente alle prese con gli enormi problemi interni, ma senza dubbio impegnati a contenere le sconfitte. I giochi sono definitivamente riaperti.