Ma quanto sono brutte le parole di Luigi De Magistris contro Roberto Saviano? Assomiglia sempre più a Matteo Salvini, il sindaco di Napoli: quando non ha argomentazione butta in vacca la discussione con frasi che starebbero meglio in bocca a un demagogo ignorante e non a un politico navigato che governa da quasi 7 anni – con risultati discutibili – la terza città d'Italia.
Penso di essere stato uno dei primi a Napoli a scrivere contro lo scrittore, 10 anni fa, quando uscì  Gomorra. La libertà che mi presi m'autorizza, oggi, a difenderlo senza finire nell'elenco di chi – e sono tanti – lo fa per captatio benevolentiae. «Vuoi vedere, caro Saviano, che ti stai costruendo un impero sulla pelle di Napoli e dei napoletani ? Stai facendo ricchezza sulle nostre fatiche, sulle nostre sofferenze, sulle nostre lotte». Così scrive su Facebook, il sindaco-imperatore-profeta, che si sente in diritto di aggredire chi non la pensa come lui. Dunque Roberto Saviano scrive e conta i soldi? Magari si frega pure le mani: «Sparano ad una bambina in centro? Uh, che bello, posso fare un'intervista su quanto è pericolosa Napoli!». Il tutto mentre il sindaco comandante in campo guida la lotta (ma contro chi? Vi date appuntamento per lottare? No perché vorrei venire pure io, ci porto i bambini a giocare). Abbiamo un cattivo e abbiamo un buono. Tutto ok.

De Magistris è stato magistrato; per anni è stato lontano da Napoli, ci è tornato da candidato all'Europarlamento con Grillo e poi da candidato a sindaco. Forse ignora che negli anni addietro, pur difficilissimi, con faide di camorra sanguinose in centro e in periferia, quando Saviano non era altri che uno studente universitario, molti intellettuali e artisti avevano parole dure come macigni sulla città e contro chi l'amministrava. Ma mai nessuno dei suoi predecessori, caro sindaco, si è permesso di accusare gli ‘intellettuali-contro' di far cassa sulla città.

Si rassegni, Dema: per quanto la bolla dei social network restituisca una immagine di cittadini innamorati del Vesuvio, del cibo delizioso, del Lungomare e dei panorami, chi vive quotidianamente i vicoli, le piazze e le strade sa che sono fatte anche di pericoli, di delinquenza organizzata e spicciola.

A Napoli la camorra c'è ancora, caro sindaco. È pericolosissima perché costituita in piccole gang aggressive e feroci. Che vogliamo fare, finta di niente? Organizzare una manifestazione in un bene confiscato, chiamare il magistrato per il discorsetto e il convegno, due applausi, stringerci le mani e tutto è finito? La visione cupa, caravaggesca, di Roberto Saviano, è frutto del suo lavoro di scrittore e narratore. Può essere discussa, ma chi la autorizza a denigrarlo e a infamare tutti quelli che si permettono di parlare di Napoli in questi termini?

Perché la camorra deve sparire dalla narrazione cittadina? Per far ricchi gli alberghi, i bed and breakfast e i ristoranti dei Decumani e di via Caracciolo?

«Un intellettuale vero ed onesto conosce, apprende, studia, prima di parlare e di scrivere. Ed allora, caro Saviano, vivila una volta per tutte Napoli, non avere paura. Abbi coraggio. Mescolati nei vicoli insieme alla gente, come cantava Pino Daniele» scrive ancora il sindaco maoista che contempera nella sua rivoluzione culturale la realizzazione d'una realtà scenica, parallela, la cancellazione d'ogni "parola contraria". Ma non tutti gli intellettuali si addoldiscono; non tutti i giornalisti si zittiscono.

Cito ancora dallo sproloquio sindacale: «Caro Saviano non speculare più sulla nostra pelle. Sporcati le mani di fatica vera»: De Magistris usa una retorica pericolosissima, quella del politico che accusa l'intellettuale di non faticare davvero. Affonda le radici in un ragionamento da Ventennio. Da dove esce tutto questa fiele? Chi tra i suoi numerosi consiglieri di comunicazione ha suggerito al sindaco un tale atteggiamento?

Provo imbarazzo per i papabili "saggi" dell'anti-camorra che il Comune di Napoli si appresta a nominare per staccare la figura del sindaco rivoluzionario dalle questioni della legalità praticata e non predicata. E mi incuriosisce oggi il silenzio di una certà città – sempre pronta a indignarsi – per le orrende parole dell'ex pm di Why Not. È segno che il potere demagistrisiano è all'acme. Ne osserveremo il declino negli anni a venire? Certa è una cosa: continueremo a raccontare il più onestamente possibile ‘o buono e ‘o malamente, della nostra città.