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Opinioni
Coronavirus
18 Giugno 2020
9:02

Perché, dopo ieri sera, chi ha rispettato le regole anti Covid a Napoli si sente un po’ cretino

Migliaia di persone ieri in strada a Napoli per festeggiare la Coppa Italia. Era tutto prevedibile ma si è lasciato che accadesse. Uno schiaffo in faccia a chi per mesi ha rispettato regole, disertando chiese, cinema, teatri, perfino i funerali dei propri cari. Non sappiamo se questo atteggiamento porterà un rischio contagi da coronavirus, sappiamo sicuramente che chi rispetta le regole ieri guardando la TV si è sentito un cretino.
A cura di Ciro Pellegrino
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Non succede niente perché non succede niente, perché dobbiamo pregare Dio che non succeda niente.

Nessuno farà fuoco e fiamme perché non conviene. Però abbiamo crocifisso gente che andava al supermercato, in chiesa, che piangeva un morto. Ieri tutto questo è saltato miseramente: è saltato tutto il piccolo equilibrio di distanziamento e regole che ci sta assillando da tre mesi, anzi quattro. Non era difficile da prevedere, era impossibile da gestire, una volta avvenuto.

Da giorni abbiamo segnali schizofrenici: da una parte qualcuno dice che bisogna tornare alla normalità totale, dall'altra c'è chi dice che la battaglia contro il Covid-19 non è ancora finita e anzi durerà a lungo, riprenderà dopo l'estate. Ieri a Napoli migliaia di persone hanno rimosso il problema e hanno fatto come se avessimo scherzato scendendo in strada, senza mascherine, senza distanziamento sociale, senza che nessuno le fermasse, soprattutto.

Era tutto prevedibile ma nessuno li ha fermati: la folla non si ferma. Non succede niente. E non succederà niente perché siamo in campagna elettorale. E perché lo sport non si tocca, soprattutto ‘o pallone.

Ma oggi ci si sente un po' stupidi a fare una fila per prendere una metropolitana, ad attendere ore nell'ambulatorio di un ospedale, a prenotare la panchina per una messa, a rinunciare al teatro e al cinema sia da utenti che da addetti al lavori. Ci si sente un po' stupidi a immaginare un'estate a casa per paura delle spiagge piene, a sapere che non si andrà a scuola fino a settembre (speriamo non oltre).

Insomma, dopo ieri a Napoli chi rispetta le regole per l'ennesima volta ha la sensazione di essere un cretino.

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Giornalista professionista, capo servizio di Napoli a Fanpage.it. Insegna Etica e deontologia del giornalismo alla LUMSA. Ha un podcast che si chiama "Saluti da Napoli". È co-autore dei libri Il Casalese (Edizioni Cento Autori, 2011); Novantadue (Castelvecchi, 2012), Le mani nella città e L'Invisibile (Round Robin, 2013-2014). Ha vinto il Premio giornalistico Giancarlo Siani nel 2007 e i premi Paolo Giuntella e Marcello Torre nel 2012.
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