Il superboss dei Casalesi Michele Zagaria avrebbe cercato di farsi diagnosticare la depressione per ottenere un miglioramento delle sue condizioni di detenzione, ma in realtà si trattava di una messinscena e per arrivare a quella diagnosi aveva minacciato il medico che lo aveva visitato. Lo ha riferito in aula lo psichiatra durante il processo, che si sta celebrando con rito ordinario a Milano, davanti alla sesta sezione del Tribunale, a carico del boss detenuto al 41bis nel carcere di Tolmezzo.

"Sono stato minacciato – ha detto lo psichiatra – perché voleva farmi credere che fosse davvero depresso, ma fingeva". Il capoclan del cartello camorristico casertano, arrestato il 7 dicembre 2011 in un bunker sotterraneo di Casapesenna (Caserta) dalla Squadra Mobile di Napoli dopo una latitanza di 14 anni, è accusato di minacce fatte durante un colloquio ai medici e rivolte anche al direttore del carcere, Giacinto Siciliano. "Il direttore – ha detto il boss – io lo paragono a una busta di immondizia e io l'immondizia la butto fuori".

Altre minacce erano state rivolte ai poliziotti della penitenziaria. "Se quel rapporto esce dalla sezione – aveva detto "Capastorta", come confermato dai poliziotti in aula nel corso del processo – io prendo 15 giorni in isolamento. Dovete cancellare dal rapporto la parte dove io le dico di avvicinarsi di più al cancello per aggredirla, oppure deve strappare il foglio". Al capoclan viene contestato anche "l'aver dato due schiaffi a un agente penitenziario, avere rotto la telecamera che lo monitorava con un bastone e la finestra della sua cella".

Il prossimo 15 gennaio è stata fissata la requisitoria del pubblico ministero e la discussione dell'avvocato di Zagaria, Paolo Di Furia. Il boss è detenuto al 41 bis da otto anni. Tra il 5 e il 19 maggio 2018 i suoi comportamenti gli costarono 11 denunce per altrettanti reati, aggravati dal metodo mafioso, per i quali è in corso il processo di Milano; in quei giorni avrebbe anche inscenato un tentativo di suicidio. Anche pochi giorni fa, davanti al presidente della sesta sezione a Milano, aveva ribadito: "Vogliono farmi pentire, ma non mi pentirò mai".