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Nei giorni in cui si sente sempre più spesso parlare di "rivolta" all'interno delle carceri italiane, non tutti sanno che i detenuti, che non possono comunicare con l'esterno, protestano anche in modi più silenziosi. Il primo è il più noto, lo sciopero della fame. In carcere i detenuti mangiano tre volte al giorno, colazione, pranzo e cena. Il cibo viene preparato e portato nelle sezioni detentive con  carrelli porta vitto. Un detenuto, per protestare può rifiutare il pasto quando quel carrello arriva e protrarre lo sciopero anche per diversi giorni.

Il secondo tipo di protesta è quella che prevede il non rientro dal passeggio. Tutti sono a conoscenza che all'interno delle carceri esiste la cosiddetta "ora d'aria", ma non molti sanno che, come forma di sciopero, a volte si verifica il non rientro nelle proprie celle. Tutti i detenuti, organizzati, si rifiutano di porre fine al passeggio, fino al momento in cui, i motivi della protesta, non vengono ascoltati.

Esiste poi la cosiddetta "battitura", un modo per portare la rivolta all'esterno del carcere. I detenuti, con pentole e oggetti di ferro battono contro le sbarre delle finestre, tutti insieme. Questa è forse la protesta più nota dopo lo sciopero della fame, ed è un modo pacifico per comunicare con l'esterno e dire "ci siamo anche noi".

Oltre al rifiuto del cibo, con lo sciopero della fame, si possono rifiutare anche le cure mediche. Quando si sta male in carcere si è ovviamente sottoposti a diverse terapie per tutelare la salute del detenuto. Se quest'ultimo ritiene che la terapia non sia adeguata può rifiutarla. L'ultima delle proteste, è quella violenta, che prevede la distruzione dei locali in cui si è detenuti, creando disordini. Per ogni forma di sciopero e di rimostranza, quando accolta, può essere seguita da una sorta di commissione, di delegazione composta da 4, 5 detenuti che spiegano le ragioni della protesta.