«C'è sempre uno stacco, che io chiamo il momento della paura. Mia mamma mi ha sempre detto che andava superato quel momento della paura, una volta fatto fondamentalmente la via è tutta in discesa». Rossana Pasquino è medaglia di bronzo mondiale di scherma paralimpica. Da quando ha 9 anni vive in carrozzina, a causa di un infarto midollare. Da allora, nonostante la disabilità, non si è mai fermata. Da Benevento, dove è cresciuta con la famiglia, ha deciso di seguire gli studi alla Federico II dove si è laureata in Ingegneria Chimica nel 2005, con 110 e lode. Oggi che ha 37 anni è la prova che nessun limite esiste, se si vuole raggiungere un risultato. «Questa medaglia l'ho vinta a Cheongju, che è in Corea del Sud a due ore da Seul, in un mondiale di scherma paralimpica. Super sudata questa medaglia, devo dire la verità e super desiderata. Ho scritto questo post appena ho vinto», spiega Rossana a Fanpage.it, «Volli, fortissimamente volli, è stata frutto di due anni di fatiche».

Rossana racconta di come per raggiungere questo risultato, sia stata fondamentale la sua famiglia: «Molto del frutto di quello che sono è merito loro e non smetterò mai di ringraziarli». La incontriamo durante uno dei suoi allenamenti, nella palestra di Sandro Cuomo e Carmine Carpenito. Tutti vogliono tirare di scherma con la neo campionessa, che aveva già vinto diverse gare, ma questo è il primo podio mondiale. Terminati gli allenamenti e i festeggiamenti, Rossana ci porta a casa sua. La prima cosa che si nota è un cartellone: "Il primo podio mondiale non si scorda mai".

Prima di iniziare l'intervista, spiega che la medaglia di bronzo che porta al collo è frutto di tanti sacrifici, non solo suoi: «Non sarei qui senza Dino Meglio, maestro di sciabola, al Cs Partenopeo di Sandro Cuomo e Carmine Carpenito, che è il mio maestro di spada. Al mio preparatore atletico Francesco Malena, al club scherma Napoli di Alberto Coltorti che mi ha ospitata e alle sparring olimpiche che mi hanno aiutata per gli allenamenti con la sciabola, i ct della nazionale e tutta la squadra. Tutto il Dicmapi e il gruppo di ricerca che fa capo al Prof. Nino Grizzuti. E non sarei qui senza Francesca Boscarelli, che mi ha avviato alla scherma». Rossana però non è solo una campionessa paralimpica, ma anche professore associato alla Federico II. «Mi sento fortunata perché ho due passioni: la scherma e il mio lavoro con i ragazzi, con i tesisti». Prima di andare via, spiega ancora una volta cos'è quello che lei chiama "il momento della paura". «Nella propria testa esistono tantissimi limiti, oggettivamente ce ne sono veramente pochi. Se mi chiedi di i 100 metri ostacoli non te li posso fare, questo è chiaro. Però magari posso fare molte più cose di quelle che ritengo possibili».