Tavolini di caffè e ristoranti a rischio gelo al Vomero e all'Arenella anche quest'anno. Il Comune di Napoli è intenzionato, infatti, a confermare anche per il prossimo inverno il divieto di chiudere con i teloni su tre lati i gazebo all'aperto dei locali di ristorazione. Mentre senza un piano condiviso con la Soprintendenza non possono essere installate nemmeno le strutture rigide. I due quartieri collinari, infatti, sono rimasti fuori dalle linee guida per i dehors approvate dal Comune a maggio e quindi non ci sono indicazioni al momento su quali debbano essere le strutture per quest'area. La delibera approvata da Palazzo San Giacomo ha individuato le tipologie dei dehors per circa il 30% del centro storico. Ad oggi, quindi, c'è una disparità di trattamento tra i locali che sono nelle aree già pianificate, che possono richiedere la procedura semplificata per mettere tavolini e ombrelloni, e i locali che sono fuori, che invece devono adottare la procedura standard, che richiede il rilascio del parere della Soprintendenza. Ma si sta studiando una soluzione transitoria della durata di un anno, per le strade contigue del centro storico a quelle già mappate. Il problema maggiore, invece, riguarda il Vomero e l'Arenella che sono completamente fuori dal piano e per le quali, se non ci sarà un'ordinanza a breve ad hoc, non sarà possibile avere le strutture chiuse in inverno. Il tema è stato al centro delle commissioni congiunte Trasparenza e Commercio, presiedute da Domenico Palmieri e Vincenzo Solombrino.

L'assessore Panini: "Chi usa i teloni rischia la multa"

“I teli chiusi su tre lati? Ad oggi non è possibile questa soluzione – commenta l'assessore al Commercio e vicesindaco, Enrico Panini – Se li mettono, gli esercenti rischiano la sanzione. Occorre che anche quelle zone vengano normate. Una volta inserite nel piano si potranno avere, per esempio, le coperture in simil vetro. Ma senza il piano non si possono installare. Ad oggi, per il Vomero, vale quanto detto lo scorso anno”. Nell'agenda degli uffici tecnici, ad ogni modo, la mappatura del Vomero e dell'Arenella è in cima alla lista dei quartieri. La preparazione delle linee guida per il Vomero è quasi ultimata, ma prima di diventare ufficiale dovrà essere approvata dalla giunta comunale, come integrazione al piano. Non è escluso, quindi, che il Comune possa emanare nei prossimi giorni un'ordinanza dedicata solo al quartiere collinare per cercare di limitare i disagi per i locali legati al gelo, consentendo magari alcuni tipi di chiusure dei dehors senza utilizzare il materiale di plastica. “Noi – conclude Panini – dal punto di vista formale, intendiamo completare il piano. Il lavoro è stato avviato. Abbiamo scelto di partire da quella parte della città che ha la maggiore quantità di occupazioni di suolo pubblico”.

Per finire il piano servono almeno 35mila euro

Ma le difficoltà non finiscono qui. Il Comune ha approvato un piano molto dettagliato, che individuava strada per strada le tipologie di dehors ammesse. Una modalità che ha portato via molto tempo. Questa soluzione, secondo il professor Mario Losasso, che ha collaborato col Comune al progetto tecnico, non è più percorribile, perché durerebbe circa altri 2 anni e costerebbe oltre 150mila euro. L'ipotesi che si fa strada, quindi, è fare un piano meno capillare e più generico per gli altri quartieri, con un focus più dettagliato solo per alcune zone, come via Luca Giordano e via Scarlatti, o simili. Una soluzione che potrebbe richiedere solo 6-12 mesi di lavoro, con un costo approssimativo di 35mila euro.

Il progetto della Soprintendenza

Per la Soprintendenza, c’è l'esigenza di risolvere la disparità tra le aree coperte dal piano e quelle che sono rimaste fuori dalle linee guida, come il Vomero e l'Arenella, ma anche via Partenope. La Soprintendenza si è resa disponibile, nell'attesa che venga completato il piano, per le aree non disciplinate ad “aprirsi anche ad altre tipologie di dehors, non solo quelli di tipo A e B, ossia i semplici tavolini con ombrelloni, ma anche quelle di tipo C, ossia con le strutture rigide”. Il dubbio è su quale procedura utilizzare in questo anno di transizione per le aree non mappate. Due le ipotesi: la procedura standard, la pratica arriva al Comune che la inoltra alla Soprintendenza che rilascia il parere; la procedura semplificata, ossia una attestazione che non passa per la Soprintendenza, al momento utilizzata solo per tavolini e sedie. Quest'ultima potrebbe essere estesa anche per alcune tipologie di categoria C, che non prevedono le pedane, ma solo le recinzioni. Per le aree contigue a quelle già mappate, invece, l'idea è quella di procedere per analogia alle aree mappate. “E' un passo avanti rispetto a una situazione di immobilismo che dura da troppo tempo – commenta Diego Venanzoni – Auspichiamo che si arrivi a breve al completamento del piano per tutta la città”.