Questa mattina, 2 aprile, la Polizia Scientifica era in via Generale Orsini, dove è morto Ugo Russo, il 15enne ucciso dal carabiniere che aveva provato a rapinare. Sul posto gli agenti della sezione, specializzata nelle investigazioni scientifiche e tecniche, hanno effettuato dei rilievi all'altezza del punto in cui il giovane napoletano si è accasciato al suolo dopo essere stato raggiunto dai colpi di arma da fuoco, e in corrispondenza del foro di proiettile lasciato sugli infissi di un portone di ferro: verosimilmente si è trattato di rilievi balistici, che serviranno per le indagini sulla morte del 15enne, decisi in seguito all'autopsia e affidati alla Polizia di Stato come parte terza.

Il militare che ha sparato al giovane rapinatore, originario di Napoli ma in servizio a Bologna, è attualmente accusato di omicidio volontario. La tragedia risale alla notte tra il 29 febbraio e il 1 marzo. Russo, insieme a un coetaneo, era su uno scooter. Erano in cerca di un obiettivo da rapinare, dirà poi l'amico, per fare qualche soldo e andare in discoteca. Il militare era stato adocchiato a Santa Lucia, nel centro di Napoli. Mentre il complice aspettava a qualche metro, il 15enne si era avvicinato all'automobile del carabiniere puntando l'arma nell'abitacolo. Da questo punto le versioni divergono. Il militare ha riferito di essersi qualificato e di avere sparato temendo per la proprio vita dopo aver sentito che il ragazzo scarrellava l'arma, ovvero caricava il colpo in canna. Il complice ha invece detto che il carabiniere non si è qualificato e che ha finto di sfilarsi l'orologio per poi sparare all'improvviso almeno due colpi, uno da vicino e l'altro mentre il 15enne si allontanava, colpendolo alla testa.

Sulla vicenda l'Arma ha mantenuto il più stretto riserbo, così come Enrico Capone, legale del carabiniere. In ospedale i medici avevano trovato nelle tasche di Russo una collanina e un altro orologio di valore, segno che probabilmente quella notte c'era stata già una precedente rapina. Quando si era diffusa la notizia della morte del quindicenne, decine di persone, tra amici e familiari del ragazzo, avevano devastato il Pronto Soccorso dell'ospedale dei Pellegrini. Poche ore dopo due ragazzi avevano aperto il fuoco contro la caserma Pastrengo, sede del Comando Provinciale dei carabinieri; per quel raid sono stati arrestati Vincenzo Sammarco e Giovanni Grasso, quest'ultimo cugino di Russo.