Una mazzata vera e propria quella che si è abbattuta sulle migliaia di volontari dell'Universiade 2019, tenutasi a Napoli lo scorso luglio. Il "rimborso spese" previsto per il loro impegno nei giorni dei giochi, infatti, non è ancora stato versato, nonostante sia passata anche l'ultima data utile (e da contratto, "non oltre") per il pagamento: il 31 agosto. E con il commissario straordinario Gianluca Basile che ha anche inviato, come riportato giorni fa da Repubblica, una relazione di undici pagine in Regione avvertendo che le casse sono ormai vuote e chiedendo a Palazzo Santa Lucia di liquidare gli altri 40 milioni dopo una prima quota di 55 milioni già sostenuta.

I volontari, intanto, sono sul piede di guerra: da contratto, la loro partecipazione è stata "gratuita", ma al contempo spettano loro 15 euro di rimborso per spese telefoniche ed altri 25 euro di rimborso spese per ogni giorno in cui sono stati presenti. La prima sarebbe dovuta essere liquidata "entro e non oltre" il 30 luglio, il secondo "entro e non oltre" il 30 agosto. Ma ad oggi, nessuno sembra aver ricevuto non solo quanto dovuto, ma neppure alcuna comunicazione al riguardo. Insomma, una vera odissea. Ed ora, qualcuno inizia a minacciare azioni legali, pur consapevole che così facendo i tempi potrebbero allungarsi. Il problema nel problema riguarda la mancanza di comunicazioni: quasi nessuno dei volontari sembra avere la minima idea di chi contattare per chiedere spiegazioni. Questo perché sui contratti (del quale alcuni ragazzi sostengono di non avere neanche copia) non è indicato quale ente dovrà effettuare i rimborsi, né tanto meno quale sia la procedura da seguire.

Il disastro organizzativo delle Universiadi 2019

Già prima dell'inizio della XXX Universiade, Fanpage.it aveva documentato non pochi disagi per i volontari, molti dei quali lasciati letteralmente in balia degli eventi stessi, con pochissime informazioni su cosa fare, come e quando. Tra chi lamentava turni arrivati la sera prima, chi invece di non sapere neanche come vestirsi e chi addirittura materialmente non sapesse neanche cosa dovesse fare. Un piccolo inferno organizzativo che di fatto ha costretto i volontari, giovani e meno giovani, ad un lavoro impressionante per garantire che tutto funzionasse come si deve. E non solo: guai a parlarne, soprattutto con i giornalisti, come prevedevano infatti le regole del progetto stesso. Ai volontari veniva "consigliato" di rispondere in maniera diplomatica, invitando i giornalisti a formulare ogni tipo di domanda all'ufficio stampa dell'evento.