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"Non chiedere aiuto a nessuno, perché nessuno ti può aiutare". E le vittime, il più delle volte, pagavano. Perché le minacce non rimanevano tali, seguivano anche i fatti: uno di quelli che si era rifiutato di sottostare all'estorsione era stato aggredito all'alba in strada a colpi di casco. E così il clan Mauro, con base operativa nella zona dei Miracoli, continuava a spadroneggiare sul Rione Sanità, anche grazie alla capacità di cambiare velocemente accordi, alleandosi prima con un clan e poi puntandogli le armi contro. Emerge dall'ordinanza del gip di Napoli Luca Battinieri eseguita dai carabinieri all'alba di oggi, 26 novembre, che ha portato a 19 arresti.

Le estorsioni in casa del boss

Il clan Mauro imponeva il pizzo a tutti i commercianti e i piccoli imprenditori della Sanità. Dovevano pagare tutti, anche se l'azienda era in difficoltà. Le vittime venivano portate nella casa di Ciro Mauro, boss incontrastato della cosca, che s'era guadagnato lo stesso nomignolo del superboss Paolo Di Lauro: tra i vicoli della Sanità, e all'anagrafe di camorra, era conosciuto come Ciruzzo il Milionario.

E proprio in quella casa gli investigatori avevano piazzato una microspia, riuscendo a ricostruire alcuni degli episodi. In una intercettazione Salvatore Marfè, Biagio D'Alterio e Ciro Mauro parlano di un imprenditore che non ha voluto pagare. "Siamo andati da Sasà – dicono – l'azienda che non sta lavorando, comunque gli dicemmo che non vogliamo sapere niente e di non andare sopra da Ciruzzo come ha fatto l'altra volta perché poi facciamo le tarantelle".

Un'altra vittima, a cui erano stati chiesti 20mila euro, dopo il rifiuto era stata aggredita all'alba in strada a colpi di casco. Il clan aveva chiesto 20mila euro e l'uomo fu obbligato ad andare a casa del boss, perché gli doveva parlare "lo zio Ciro". Nell'appartamento uno degli arrestati, Carlo Fiorito, gli aveva detto: "Ringrazia me che sei ancora vivo e non morto, ci devi portare 20mila euro, poi, dopo la consegna ti spiegherò il motivo di quella richiesta. Non chiedere aiuto a nessuno perché nessuno ti può aiutare". La cifra era stata poi dimezzata e la vittima aveva consegnato mille euro, con la promessa di pagare gli altri 9mila pochi giorni dopo.

Le alleanze tra clan nel Rione Sanità

Il clan Mauro, rilevano gli inquirenti, è riuscito a mantenere il suo potere anche e soprattutto grazie a una serie di accordi con gli altri clan, alleanze pronte a rinnovarsi e rompersi da un momento all'altro. A partire dal 2013 i Mauro erano stati alleati dei Lo Russo e degli Esposito-Genidoni, poi dei Sequino, poi si erano contrapposti a questi ultimi stringendo accordi coi Vastarella. I continui cambiamenti negli equilibri, sottolineano gli inquirenti, sono stati alla base delle numerose stese che in quegli anni sono state registrate nella Sanità. Con la pioggia di arresti nel clan Vastarella nel 2018, e quelli contro i Sequino tra il 2018 e il 2019, il clan Mauro aveva consolidato il proprio ruolo sul quartiere, divenendo egemone nella gestione delle attività criminali tra cui le estorsioni e lo spaccio di droga.