Estorsioni ai cantieri edili, agli hotel, ad attività di ristorazione come bar e paninoteche, garage, anche a ditte concessionarie di servizi cimiteriali. Un sistema racket che si era infiltrato ovunque, in tutti i settori, e aveva tenuto in scacco il tessuto imprenditoriale tra il 2016 e il 2017, stritolandolo tra le mire espansionistiche di due clan diversi e opposti tra loro, i Vollaro e gli scissionisti del gruppo. Le indagini hanno portato all'emissione di due ordinanze di custodia cautelare, a carico di 15 persone tra San Giorgio, Portici e Cardito, emesse dal gip di Napoli ed eseguite stanotte, 14 maggio, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia dal commissariato Portici-Ercolano della Polizia di Stato e della Squadra Mobile della Questura di Napoli.

Il primo provvedimento ha ricostruito una estorsione del 2019 ai danni di un professionista della zona, minacciato perché pagasse una grossa somma di denaro da destinare al sostentamento degli affiliati detenuti; la seconda ordinanza riguarda invece numerosi episodi estorsivi ai danni di attività commerciali e ditte.

Nella notte è stato inoltre eseguito un decreto di fermo, emesso dalla Procura Distrettuale Antimafia di Napoli, nei confronti di 3 persone indagate per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, sequestro di persona a scopo di estorsione, rapina aggravata e detenzione e porto abusivo di armi, posta in essere nei confronti del titolare di un bar del centro di Portici.

Lo scorso 22 gennaio, con un precedente blitz, erano finite in manette 34 persone, legate al clan Luongo – D'Amico, che dal quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio aveva esteso la propria influenza anche sui comuni limitrofi, approfittando della detenzione dei vertici del clan Vollaro e con l'appoggio del clan Mazzarella.

A dicembre, invece, nel giorno dell'antivigilia di Natale, un uomo era stato ucciso in una tabaccheria di Portici: il 38enne era ritenuto legato al clan Vollaro. Pochi giorni dopo, il 9 gennaio, una bomba era stata fatta esplodere in via Casaconte, davanti all'abitazione di un pregiudicato ritenuto elemento di spicco dello stesso clan.

Alla fine di aprile un imprenditore di San Giorgio a Cremano era stato gambizzato in strada; il giovane, 29 anni, proprietario di un noto pub della zona, era stato ferito in via Pittore; su quell'episodio le indagini sono in corso e non si esclude che possa essersi trattato di un avvertimento o di una ritorsione in seguito a una richiesta di pizzo non accolta.