Tommaso Prestieri, “il boss poeta”, è una delle figure più caratteristiche del panorama criminale napoletano di questi ultimi vent'anni. Camorrista «quasi per caso», dice lui. Scaltro e capace capoclan, secondo gli inquirenti dell’Antimafia. Ma con una particolarità: l’interesse spiccato per l’arte in generale, per la musica nello specifico. Per lo showbiz. E, se possono girarci soldi, ancora meglio.

Tommaso Prestieri nasce a Secondigliano 64 anni fa. La sua non è una famiglia criminale, tutt’altro: il padre, Antonio, è un discografico. Primo produttore di Nino d’Angelo, fonda una casa discografica e avvia diversi locali, tra cui il famoso, all’epoca, Mouling Rouge. Però Antonio Prestieri muore di infarto a 38 anni, e forse da quel momento comincia la svolta criminale dei figli. Con la morte del padre, la famiglia si ritrova ad affrontare la povertà. Però, ad un certo punto riprendono ad arrivare soldi. Li porta il fratello, Raffaele, quello che con gli anni diventerà a capo di uno dei più importanti clan di Secondigliano, al fianco dei Di Lauro.

Il clan Prestieri di Secondigliano

Il gruppo Prestieri nasce insieme al clan Di Lauro. Sia Raffaele Prestieri sia Paolo Di Lauro erano tra i “guaglioni” reclutati da Aniello La Monica, all’epoca il più potente boss di camorra di Secondigliano, referente di Michele Zaza. Quando La Monica fu ucciso dai suoi sottoposti, tra cui Ciruzzo il Milionario, a guidare l’automobile usata per l’agguato sarebbe stato proprio Raffaele Prestieri. Con la morte di La Monica il nuovo gruppo prese il controllo di Secondigliano. Racconta Antonio Ruocco, oggi collaboratore di giustizia: “Appresi direttamente da Raffaele Abbinante, che aveva partecipato all’agguato, come si erano svolti i fatti. Mi fu riferito che avevano fatto una telefonata a La Monica attirandolo fuori casa con la scusa di fargli acquistare brillanti. Aniello era caduto nella trappola così scesero dalla macchina e investirono il boss e poi gli spararono. Sull’auto c’era anche Ciruzzo o milionario, Raffaele Prestieri, che guidava, e Rosario Pariante”.

Tommaso Prestieri entra nel clan del fratello Raffaele

Nel 1988 Tommaso Prestieri viene arrestato per questioni di droga. Quando esce, decide di seguire i fratelli nel clan. La moglie, che aveva sposato un giovane operaio, capisce di essersi ritrovata a vivere con un futuro camorrista. Così sceglie il divorzio e si allontana portando con sé i due figli. Si distacca completamente dagli ambienti di camorra e riesce a crescere i bambini tenendoli lontani dal padre e dai parenti. Uno sforzo ancora più grande, considerando che la donna è diventata cieca dopo il parto del figlio maschio e che si ritrova senza una fonte di sostentamento; riesce a tirare avanti con un corso di dattilografia e, ironia della sorte, viene assunta in una caserma, a pochi metri dove l’ormai ex marito sta scontando ancora il carcere. Uno dei figli si chiama come il nonno, Antonio Prestieri, e di lui ha seguito le orme: nome d’arte Maldestro, come cantautore ha vinto diversi premi e nel 2017 si è classificato secondo tra le nuove proposte al Festival di Sanremo.

L'omicidio di Raffaele Prestieri e l'ascesa di Tommaso

Intanto, Tommaso Prestieri, rimasto da solo, assume un ruolo sempre più di rilievo all’interno del clan dei fratelli. Nel 1992 vengono uccisi due dei suoi fratelli: Raffaele, 32 anni, capoclan, e Rosario, 30 anni. Il periodo è quello della guerra di camorra coi Ruocco, la stessa durante la quale avrebbe perso le mani Gaetano Marino, piazzando una bomba per conto dei Di Lauro. È un agguato plateale. I killer arrivano a Secondigliano e aprono il fuoco a pochi passi dal mercato, di giorno. Usano i kalashnikov, sparano più di cento colpi, e si spianano la fuga con una mina antiuomo. Tommaso in quei giorni è convalescente, è stato da poco operato in seguito a un infarto.

La vendetta dei Di Lauro per la strage

Per quel duplice agguato la vendetta è tremenda. Racconta Maurizio Prestieri, collaboratore di giustizia, che i Di Lauro avevano sequestrato Alfredo Negri, uno di quelli che li aveva traditi consentendo ai Ruocco di fare quella strage, con l’intenzione di ucciderlo e lasciare il corpo in un bagagliaio. Ma che all’ultimo momento cambiarono idea: lo portarono vicino al carcere di Secondigliano, dove era detenuto Maurizio Prestieri, lo chiusero nel bagagliaio di un’automobile e diedero fuoco alla vettura in modo che lui, dalla cella, potesse sentire le urla di uno dei responsabili della morte dei fratelli. E a quella vendetta prende parte anche Tommaso Prestieri, che dopo la morte dei fratelli era diventato uno dei capi, aveva cominciato a gestire in prima persona affari e omicidi.

L'omicidio di un poliziotto per ammorbidire il 41bis

È uno dei boss più importanti quando, nell’agosto 1992, in un agguato viene ucciso Michele Gaglione, agente della polizia penitenziaria, e ferito il collega, mentre tornano in macchina a casa dopo il lavoro; un “gesto simbolico” per tentare di ammorbidire il trattamento a cui erano sottoposti i detenuti che erano al 41bis. Per quell’agguato viene condannato come mandante Tommaso Prestieri.

Il flop della Nazionale Cantanti a Casavatore

Il 18 febbraio 1994 finisce in carcere per scontare una condanna a tre mesi per aver minacciato il manager della Nazionale Cantanti di Calcio. L’episodio risale a 4 anni prima al 1990, quando Prestieri ha organizzato un incontro a Casavatore, in provincia di Napoli, ma poco prima del match gli era stato comunicato che la squadra non sarebbe arrivata. Così Prestieri, che dovette rimborsare biglietti per 60 milioni di lire, salì in macchina, andò a Rieti e picchiò il manager.

Prestieri arrestato come capoclan

Nello stesso anno, a giugno, il “boss poeta” viene coinvolto in una inchiesta della Dda di Napoli, scaturita dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Ciro Martusciello. Viene indicato come capo di un gruppo criminale che gestisce droga, contrabbando di sigarette, estorsioni, riciclaggio e armi. Vengono arrestati trenta camorristi, ma lui riesce a scappare. Lo ammanettano al Cardarelli, dove è andato a farsi ricoverare per i problemi di cuore. Nel 1995 comincia l’ascesa del fratello Maurizio, mentre Tommaso comincia a farsi da parte.

Il nuovo arresto per camorra nel teatro Bellini

Quattro anni dopo, nel 1998, libero ma sottoposto alla sorveglianza speciale, sembra votato interamente alla musica. E viene arrestato, di nuovo, pochi minuti prima dell’inizio di uno spettacolo di neomelodici da lui organizzato. Gli agenti lo ammanettano nel teatro Bellini di Napoli. In quel periodo arriva la condanna a 13 anni di carcere, ma poi ottiene prima i domiciliari e poi la libertà per i problemi di cuore.

Il matrimonio con la neomelodica Rita Siani

Tommaso Prestieri è stato sposato, in seconde nozze, con la neomelodica Rita Bonanno (in arte Rita Siani). Dopo la prima faida di Scampia, nel 2006, Tommaso Prestieri è passato tra le fila degli Scissionisti di Raffaele Amato e continua a gestire il business dei neomelodici a Secondigliano. I rapporti tra i cantanti locali e i clan vengono descritti da Luca Manna, pentito degli Amato-Pagano, sentito nell'ambito di una inchiesta della Dda su cantanti e neomelodici: ogni clan ha il suo artista di riferimento, che diventa uno status symbol da mandare a matrimoni e feste e da esibire per gli spettacoli in piazza.

Gambizzato l'impresario di Carmelo Zappulla

Nel 2008, ancora un altro arresto. Questa volta camorra e musica si fondono. La questione è il tentato omicidio di un impresario musicale, colpevole di aver organizzato un concerto di Carmelo Zappulla a Secondigliano senza la sua autorizzazione. Prestieri avrebbe anche dato il consenso, ma a patto che il cantante suonasse sull’asfalto, senza pedana. Ma quella pedana fu messa e così, quando stava per cominciare il concerto, un uomo si fa largo tra la folla e spara alle gambe di chi aveva osato disobbedire al suo ordine. Nel 2014 Tommaso Prestieri sceglie di diventare collaboratore di giustizia.

Nel 2017 viene sentito nel processo per la morte di Antonio Landieri, ragazzo disabile e vittima innocente di camorra, ucciso nel 2004. Racconta di aver assistito all'omicidio, avvenuto vicino casa sua, mentre era in casa a farsi fare la barba. Il gip non ritiene però di utilizzare le dichiarazioni di Tommaso Prestieri, perché ritenute poco credibili; l'ex boss non è stato ammesso nel programma definitivo di protezione.