Battuta perfida che gira da qualche tempo a Napoli: di Luigi De Magistris si dice che è il sindaco italiano ad aver ascoltato più volte la Primavera di Vivaldi. Perché? È il motivetto d'attesa quando si telefona al centralino dei ministeri. Una battuta che tuttavia nasconde una verità: il primo cittadino partenopeo, da 7 anni al timone dell'Amministrazione comunale, non è stato capace di instaurare un rapporto proficuo con Roma. La Capitale vista sempre come la mèta della protesta, il luogo verso cui indirizzare strali, l'orizzonte cui puntare un indice accusatorio che in realtà è il dito dietro il quale si nascondono piccole e grandi pecche di questo governo cittadino.

Poche ore fa il governo, con un emendamento che vale 40 milioni di euro, ha di fatto salvato la Gtt, società di trasporti pubblici di Torino, dove il sindaco è una esponente non del Partito Democratico ma del Movimento Cinque Stelle, Chiara Appendino. Apriti cielo. «Napoli non ha mai chiesto leggi speciali né salvacondotti, noi vogliamo quello che ci spetta secondo giustizia e non accetteremo più discriminazioni» lamenta ad alta voce il sindaco vesuviano.

Come mai Dema in questi anni non è riuscito mai a spillare un quattrino a Roma tranne che per l'ex Italsider a Bagnoli, dove però è stato commissariato? Possibile vi sia il solito Grande Complotto contro Napoli che pure annovera parlamentari, perfino esponenti del governo dai natali partenopei? Chi scrive ha seguito per molti anni le vicende di Palazzo San Giacomo. Al netto dei giudizi sulle gestioni precedenti c'era da dire che il predecessore di De Magistris, quella Rosa Russo Iervolino la cui azione di governo della città durata un decennio è stata completamente rimossa dalla memoria collettiva della città, nei momenti difficili non esitava a concertare, a tessere il dialogo, a letteralmente farsi aiutare dal governo centrale.

Non c'è nessun protocollo scritto su come un amministratore pubblico debba comportarsi con Palazzo Chigi: vale ovviamente molto la capacità dello staff, degli assessori, dei dirigenti; vale tantissimo il peso politico del sindaco. Iervolino e prima di lei Antonio Bassolino hanno governato in anni di strapotere del centrodestra. E per quanto si possa gridare al consociativismo si trattava di schieramenti politici diversi. Avere il peso politico di contattare direttamente un premier (e non minacciarlo di «cacarsi sotto» come fece il Nostro in piena campagna elettorale un anno e mezzo fa), chiamare un ministro dell'Interno per chiedere più forze dell'ordine in città (Iervolino ebbe a che fare con la  faida di camorra a Scampia, la più sanguinosa dopo la guerra Nco-Nuova Famiglia negli anni Ottanta); sbloccare fondi ministeriali, concertare con la Regione Campania azioni per i fondi europei (davvero credete che Vincenzo De Luca e De Magistris si parlino con tranquillità, senza avere un coltello fra i denti?). I parlamentari di centrosinistra e di centrodestra mai coinvolti dal sindaco con la bandana, men che meno i consiglieri regionali. Insomma, la politica non sta di casa a Piazza Municipio.

«Il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l'avarizia» scrivevano Don Lorenzo Milani e i suoi allievi di Barbiana nella Lettera a una Professoressa. La sinistra di Luigi De Magistris è di quelle brave a evidenziare i problemi e a cavalcarli, meno brava a risolverli. E questo non potrà non essere un tema, nell'imminente campagna elettorale per le Politiche.