Possiamo dirlo avendo ben donde dell'affermazione: senza Movimento 5 Stelle in Campania il presidente della Regione Vincenzo De Luca vivrebbe una vita quasi noiosa e farebbe sogni tranquilli. Sono quasi cinque anni che il capogruppo Valeria Ciarambino e la pattuglia di pentastellati in Consiglio regionale danno il tormento a Vicienzo, contestandolo in aula, sui social, con i documenti e supportando con atti documentali (difficili da reperire nel marasma della burocrazia regionale) i giornalisti che si prendono la briga di approfondire determinate situazioni. De Luca da vecchia faina della politica un po' abbozza, un po' li rincorre (è ‘a causa' dei 5Stelle che l'ex supersindaco di Salerno è dovuto approdare sui social network con assiduità) e un po' sbotta (noti sono gli insulti e le dichiarazioni al limite del body shaming contro la consigliera Ciarambino).

Ma cambia todo cambia: e chi se lo sarebbe mai immaginato, un governo Pd-M5S? A Palazzo Santa Lucia, roccaforte dell'antigrillismo militante campano sicuramente no. Un po' De Luca si frega le mani dalla contentezza: la sua vera falla è nel settore Sanità, con ospedali allo stremo o che stentano da decollare (come il napoletano Ospedale del Mare). E il ministro  alla Salute pentastellato Giulia Grillo ha dato filo da torcere alla Regione Campania nel periodo del Governo Conte I. Ora arriva Roberto Speranza, sulla carta più dialogante verso De Luca e più distante da Ciarmabino & co. Ma sarà davvero così? Di certo c'è che De Luca e M5S Campania non hanno per ora la benché minima intenzione di deporre le armi: è quotidiano lo scontro fra maggioranza e opposizione.

Altra questione, è Napoli, il Comune. È di oggi, 5 settembre, questa dichiarazione della Ciarambino:

«Non c'è esponente M5S, a ogni livello istituzionale, che con il dovuto garbo istituzionale, non abbia tracciato in più occasioni una linea di demarcazione netta con l'uomo che ha portato la terza città d'Italia al terzultimo posto per qualità della vita. Siamo costretti a ribadire a Luigi de Magistris che mai potrà mai esserci alcuna forma di dialogo con chi, in 8 anni di amministrazione cittadina, non è stato in grado di realizzare un solo risultato».

Dunque né con la Regione né col Comune:  in Campania il Movimento Cinque Stelle ragiona ancora da enclave, da roccaforte. Ma roccaforte di chi? Il napoletano presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico, è noto, ha un modesto ma costante dialogo con De Magistris. E ora a livello nazionale il riferimento politico pentastellato, anch'egli partenopeo, ovvero Luigi Di Maio, dialoga e dialogherà col Pd. De Luca per ora ha già capito l'andazzo e evita la sua arma dialettica (nonché debolezza peggiore) il sarcasmo contro gli avversari. Che faranno Ciarambino & co.?