Da qualche mese l'Accademia di Belle Arti di Napoli ha in parte smesso di essere un luogo di creatività, dialogo, confronto tra giovani e docenti. Altro che aria pesante: è proprio vapore rovente quello che si respira tra gli storici marmi e gli scaloni. Un calderone sotto pressione che minaccia d'esplodere da un momento all'altro. Le certezze sono poche, val la pena di metterle una dietro l'altra. La prima è che qualche settimana fa c'è stata una manifestazione del collettivo femminista "Non una di meno", l'ennesima dopo varie assemblee. Le attiviste han tappezzato l'Accademia di via Santa Maria di Costantinopoli con decine di volantini dal contenuto pesantissimo. «Spodesta il professore che ti molesta»; «Nell'università c'è chi usa il suo potere per ricattarti e portarti al letto»; «Se con lui non vuoi scopare, l'esame non te lo farà fare» e così via. L'iniziativa fa parte di una mobilitazione nazionale, anzi internazionale, dal nome «Un violador en tu universidad», contro le violenze nei luoghi del sapere.

Ma perché proprio l'Accademia di Napoli? Si legge nel volantino che rivendica l'iniziativa: «Non siamo più disposte a subire ricatti, molestie, avances e abusi di potere. Non vogliamo che la nostra laurea, l'accesso al lavoro, la nostra carriera universitaria e accademica, l'accesso al mondo della formazione ci esponga a docenti molestatori che indisturbatamente da anni agiscono nel silenzio totale. Ritorneremo presto, qui come in tutti gli altri luoghi della formazione che non abusano sessualmente del loro potere, vogliamo risposte, vogliamo un codice etico che ci tuteli dalle molestie sessuali».

Dunque è un caso che la mobilitazione sia approdata a  Belle Arti? No, a quanto raccontano a Fanpage.it molte ragazze, studentesse ed ex studentesse. Testimonianze, messaggi  e audio Whatsapp che per ora – in assenza di ulteriori riscontri – assumono la forma di un invito ad indagare, ad approfondire, a pungolare per chiedere chiarimenti. Sono questo e non possono essere – per ora – materiale giornalistico.  C'è tuttavia un'altra notizia: la Procura di Napoli, nella fattispecie la Settima Sezione, sicurezza Urbana, ha acceso i riflettori sull'Accademia di Belle Arti di Napoli. A quanto apprende Fanpage.it da fonte accreditata, allo stato vi è una querela che con successivi approfondimenti e indagini potrebbe – il condizionale e la cautela sono d'obbligo  – anche arrivare a configurare reato a sfondo sessuale con indagati e parti lese.

Sotto la lente degli investigatori, così come nel calderone di rabbia degli studenti, c'è il delicatissimo rapporto tra docenti e discenti. Un rapporto sacro ma spesso conflittuale, con regole fissate nella notte dei tempi ma sempre più propenso verso il non-convenzionale, come lo è la comunicazione tra persone al giorno d'oggi.

Di certo c'è che l'Accademia partenopea, luogo di creazioni, poesia, popolata da eccellenze e persone perbene vive giorni cupi di chiacchiericcio e pettegolezzi. E chiunque contribuirà a far chiarezza e disambiguare, in un senso o nell'altro, non farà che il bene di questa prestigiosa istituzione didattica e culturale.