Le finestre sempre chiuse, le tapparelle sbarrate, i bambini che non potevano fermarsi a parlare coi vicini di casa né a giocare con i coetanei. Quella casa di Cardito, in provincia di Napoli, somigliava più a una prigione che a un nido familiare dove crescere tre bimbi. La descrizione emerge dall'ordinanza che ha portato all'arresto della madre, Valentina Casa, e alle nuove accuse per il patrigno, Tony Essobti Badre, che ora dovrà rispondere anche di tentato omicidio nei confronti dell'altra ragazzina. I bambini venivano picchiati e l'uomo era violento, i vicini lo sapevano bene. In quel palazzo la famiglia si era trasferita nel maggio 2018, pochi mesi prima della tragedia. Qualche volta avevano provato ad avvicinare i piccoli, avevano chiesto alla donna di proteggerli, ma anche in questo caso ci si era fermati alle raccomandazioni, a qualche parola di premura. Non si era andati oltre.

I vicini avevano notato le violenze

Come quando una vicina chiede a Valentina di non picchiare i figli, perché loro non hanno fatto niente, è stato il vento che ha fatto sbattere la porta. O come quando si sentivano rumori di infissi che sbattevano, piatti rotti, Essobdi che urlava e imprecava. O, ancora, quando all'improvviso una vicina di casa ha sentito un botto e si è affacciata alla finestra: a terra c'era un ventilatore spaccato in due, Tony l'aveva lanciato fuori. La signora chiamò il proprietario di casa, gli raccontò dei rumori, delle urla, del sospetto che picchiasse i bambini. Ma si sentì rispondere che erano brave persone. Se qualcuno provava ad avvicinarsi ai bambini, si legge nella testimonianza di un'altra donna, venivano tirati via. "Mai un monopattino, mai un pallone", nessuno vedeva mai i bambini uscire a giocare, né nel cortile insieme agli altri né sul terrazzo. Qualcuno non li aveva nemmeno mai visti bene in volto: si spostavano velocemente tra porta e cancelletto senza fermarsi, evitando qualsiasi contatto con persone estranee al nucleo familiare. Arrivavano in fila indiana, Tony davanti, i due bambini a seguire a testa bassa e, a chiudere la fila, Valentina con in braccio la più piccola. E, ancora una volta, nelle carte emerge la condotta di Valentina Casa, che non ha mai chiesto aiuto. "Se ci avesse chiamato saremmo intervenuti", dice la vicina, e sarebbero intervenuti anche quelli che erano nel bar vicino all'abitazione, ma la donna non aveva detto nulla. La tragedia è stata chiara solo quando, nel primo pomeriggio, sono arrivate le ambulanze.

L'ultima volta che hanno visto Giuseppe vivo

Un episodio raccontato da un'altra vicina traccia i contorni del clima di terrore in cui vivevano i bambini. Risale al 25 gennaio, due giorni prima del massacro, ed è quello del vento che fece chiudere la porta. Giuseppe Dorice e la sorellina rimasero chiusi sul balcone. Il bambino aveva il giubbino di un pigiama e delle ciabattine estive. Tremava per il freddo. La donna gli aveva dato una coperta, ma lui l'aveva rifiutata e cercava di allontanarsi, come se avesse paura di un contatto. Nella circostanza la vicina aveva notato sulla sua spalla un grosso livido. Quando la donna ha detto ai bimbi che avrebbe chiamato i genitori per farli entrare, loro si sono mostrati terrorizzati. Sono rientrati dentro con Valentina e Tony e quella è stata l'ultima volta che i bambini sono stati visti prima della tragedia.