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Bimbo ucciso di botte a Cardito (Napoli)

Giuseppe e le sorelline: prima della morte un orrore durato anni nel silenzio di troppi

L’arresto di Valentina Casa e le gravissime accuse ai danni di Tony Essobdi Badre, già in carcere per l’omicidio del piccolo Giuseppe Dorice a Cardito, sono solo l’ultima fase di un orrore iniziato anni prima a suon di urla, umiliazioni e botte ai danni di chi non si poteva difendere: dei bambini.
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Bimbo ucciso di botte a Cardito (Napoli)

Orrore. Nelle 64 pagine dattiloscritte dell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal Giudice per le indagini preliminari Antonella Terzi, procura di Napoli Nord, quelle per intenderci che oggi 11 aprile hanno aperto le porte del carcere a Valentina Casa e confermato la galera preventiva per Tony Essobdi Badre, rispettivamente madre biologica del piccolo Giuseppe Dorice e assassino del piccolo di 6 anni, nonché seriale picchiatore della donna con la quale aveva una relazione, e dei suoi altri due figli, c'è tanto orrore.

La discesa negli abissi non inizia il 27 gennaio 2019, quando Giuseppe viene ammazzato di botte dall'uomo con mani, piedi e una mazza di scopa. Non domo, Essobdi picchia anche gli altri fratellini, "colpevoli" di aver fatto chiasso.  Era tutto iniziato prima, molto prima. Lo spiegheranno gli stessi bambini, ascoltati dagli inquirenti con l'ausilio di psichiatri, ripresi discretamente da una telecamera in maniera da rappresentare elemento di prova. Volevano parlare, volevano mostrare, volevano far capire. Forse lo facevano già a modo loro, come un bimbo fa quando è terrorizzato. "Papà Tony", cosi viene chiamato, è descritto chiaramente come un uomo violento, i bambini non gli vogliono bene, hanno negli occhi immagini di guerra familiare che nessuno dovrebbe mai avere e hanno sul corpo i segni di una devastazione fisica: occhi gonfi, cerotti, ecchimosi. Nessuno a Cardito ha visto? I vicini? Gli amici? Nemmeno gli insegnanti a scuola? In tal senso c'è un j'accuse durissimo del pubblico ministero e del gip. 

La bara del piccolo Giuseppe arrivata alla Chiesa di San Giuseppe a Pompei. [Foto / Fanpage.it]
La bara del piccolo Giuseppe arrivata alla Chiesa di San Giuseppe a Pompei. [Foto / Fanpage.it]

Umiliazioni incredibili, immonde: Tony stando alle testimonianze se i bambini se la facevano addosso (parliamo di bimbi di 7, 6 e 3 anni) gli imbrattava il volto con i loro stessi escrementi.  I consulenti della procura riferiranno di una "identificazione con l'aggressore": «Il bambino la cui personalità è debolmente sviluppata, risponde al trauma improvviso con l'identificazione per paura con colui che minaccia ed aggredisce. Sicché si trasforma da minacciato in minacciante». Non riferiremo le risposte dirette dei bambini, che sono agli atti della magistratura

Il quadro complessivo di riferimento però non si può tacere. I bambini capiscono che sono in pericolo e capiscono che la situazione è tale da far guadagnare la galera a tutti i protagonisti di questo orrore. Dalle comunità protette alle consulenze con psichiatri, lo scenario è sempre lo stesso. I bambini ad un certo punto si trovano bene nelle strutture di affidamento e non vogliono tornare in alcun modo da dove sono venuti, segno – secondo gli inquirenti – della paura, anzi del terrore che quanto vissuto si possa in un qualche modo ripetere. Nessun gesto d'amore né dall'uomo ma soprattutto – scrive il gip – nemmeno dalla madre, colpevole di "indolenza" anche nei mesi precedenti la morte di Giuseppe.

«Ne ha ucciso uno, ha rischiato di ucciderne un'altra e la terza si è sottratta solo per caso alla sua missione di morte. Loro lo chiamavano papà e lui inferiva su quei corpicini magrissimi, riducendoli ad un ammasso di lividi» scrive il Gip e dalle parole, pur asciutte e ricche di elementi tali da giustificare la custodia cautelare in carcere si evince un certo sdegno verso l'orrore di Cardito, che nessuno ha visto né sentito, fino a quando il male si è palesato. Ma allora era troppo tardi.

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Giornalista professionista, capo cronaca Napoli a Fanpage.it. Insegna Etica e deontologia del giornalismo alla LUMSA. Ha una newsletter dal titolo "Saluti da Napoli". È co-autore dei libri "Il Casalese" (Edizioni Cento Autori, 2011); "Novantadue" (Castelvecchi, 2012); "Le mani nella città" e "L'Invisibile" (Round Robin, 2013-2014). Ha vinto il Premio giornalistico Giancarlo Siani nel 2007 e i premi Paolo Giuntella e Marcello Torre nel 2012.
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