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A prof e genitori che vogliono a scuola classi di studenti ricchi fate leggere don Milani

Classi di soli studenti ricchi a scuola? Le assurde richieste di prof e genitori ad un dirigente d'Istituto della provincia di Napoli fanno accapponare la pelle. È lontana anni-luce la lezione di tolleranza e comprensione di Don Lorenzo Milani e della sua scuola di Barbiana ma anche quella di caparbietà e coraggio dei 'maestri di strada'. Forse è da questo che bisogna ricominciare.

«Una scuola che seleziona distrugge la cultura. Ai poveri toglie il mezzo d'espressione. Ai ricchi toglie la conoscenza delle cose». Così scrivevano don Lorenzo Milani, priore di Barbiana e i ragazzi della sua scuola sui monti toscani. Erano gli anni a cavallo tra il 1950 e il 1950. Tuttavia oggi che quel secolo è finito da un pezzo siamo nel 2020,  qualcuno, genitore o insegnante,  stavolta all'Istituto comprensivo Giacomo Leopardi di Sant'Antimo, in provincia di Napoli, crede che per i propri figli o per i propri allievi sia meglio una classe di selezionati.  I promossi prima degli esami, gli eletti per censo, senza bisogno d'altro che del portafogli di mamma o papà (starei poi attento a come sono stati guadagnati i soldi, ma vabbè). Una classe di primi della classe decisi a tavolino. Una vecchia storia.

Lo sfogo del dirigente scolastico napoletano, poi rapidamente cancellato da Facebook addolora. E impone una riflessione profonda

Prima qualche genitore, poi addirittura qualche docente che viene a esprimere la necessità di formare classi scelte sulla base del censo, per proteggere i figli dei professionisti dal mondo là fuori, fatto anche di figli d'operai.

A Sant'Antimo devono arrivare subito dei libri.  Uno è quello di don Lorenzo, "Lettera ad una professoressa". L'altro è di un'altra docente che non c'è più: Carla Melazzini che col progetto Chance portò a scuola chi da scuola era scappato via, il titolo è "Insegnare al principe di Danimarca". Sono sicuro che un momento di confronto a partire da questi due testi potrebbe aiutare tutti a capire che la scuola non è un locale notturno in cui un gorilla fa selezione all'ingresso perché non hai le scarpe all'ultima moda.

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