Per i pm quello nella Circumvesuviana di San Giorgio a Cremano non fu un rapporto consenziente ma uno stupro: lo proverebbe la reazione della ragazza, che secondo gli inquirenti avrebbe provato a difendersi; inoltre, sarebbero emerse delle contraddizioni tra le dichiarazioni in seguito rese dagli indagati. Su questo si fonda il ricorso in Cassazione che ieri, 15 aprile, i pm hanno presentato in seguito alla decisione del Tribunale del Riesame che, uno dopo l'altro, aveva scarcerato i tre ragazzi che erano finiti in manette con l'accusa di violenza sessuale di gruppo ai danni di una 24enne di Portici. L'istanza è stata firmata dal pm Cristina Curatoli e presentata col procuratore aggiunto Raffaello Falcone e si concentrerebbe sulle divergenze emerse durante gli interrogatori in carcere. Proprio in uno di questi uno degli indagati aveva riferito dell'atteggiamento della 24enne, che secondo i pm è la dimostrazione che non si trattava di rapporti sessuali consenzienti ma di violenza sessuale di gruppo.

I fatti risalgono al 5 marzo scorso, quando ci fu un rapporto sessuale tra i tre giovani e la ragazza di Portici. Per i tre, arrestati poche ore dopo, si era trattato di un rapporto consenziente; la 24enne, trovata in lacrime su una panchina della stazione, si era trattato di stupro: aveva detto di essere stata costretta a seguire i ragazzi e di aver provato a difendersi con un morso; il particolare del morso era stato raccontato anche da un indagato, ma con diversa valenza: si sarebbe trattato di un segno di partecipazione, di un morso di passione, e non di una difesa. Le telecamere di videosorveglianza, come rilevato dal Riesame, non avevano ripreso violenze evidenti e la stessa giovane, che era uscita tranquillamente dall'ascensore coi tre, vestita e in ordine, e si era intrattenuta con loro, era scoppiata a piangere solo successivamente. Per la decisione del Riesame, che ha scarcerato gli indagati, era necessaria una ulteriore perizia per verificare l'attendibilità della ragazza in mancanza di ulteriori riscontri, in quanto la patologia di cui soffre e per cui è in cura potrebbe aver condizionato le sue dichiarazioni.