Lei dice di essere stata stuprata, i tre ragazzi arrestati giurano che il rapporto c'è stato, ma che era consensuale. E le telecamere non mostrano forzature: per l'accusa si è trattato di induzione psicologica, per la difesa le immagini confermano quanto asserito dagli indagati. A rendere ancora più ingarbugliato il quadro, quello che è emerso con le motivazioni del Riesame, che uno dopo l'altro ha scarcerato Alessandro Sbrescia, Antonio Cozzolino e Raffaele Borrelli: la 24enne di Portici che li accusa soffre di una grave patologica psicopatologica che mina la credibilità di quanto ha raccontato e che potrebbe essere alla base dei comportamenti e dei dettagli contraddittori nel corso delle varie volte in cui è stata sentita dagli inquirenti. La malattia in questo storia diventa il punto focale delle indagini.  “Nell’esaminata documentazione sanitaria – scrivono i giudici del Riesame – si evince che la dichiarante è affetta da un grave disturbo ossessivo compulsavo, inerente anche la sfera della sessualità, in paziente con disturbi del comportamento alimentare, associato associato ad altro disturbo di personalità schizotipico di tipo bipolare, psicopatie potenzialmente inidonee ad incidere sulla generale attendibilità della ragazza, sotto il profilo della sua capacità di assumere comportamenti adeguati e coerenti”.

Dopo la liberazione dei tre indagati, la Procura sta valutando di ricorrere a una superperizia psichiatrica, questa volta affidata a medici specializzati, per capire se e quanto possa avere influito la malattia sul racconto. Per diradare i dubbi, per stabilire se si sia trattato o meno di violenza. Che il rapporto ci sia stato, questo è appurato. Lo hanno ammesso anche gli indagati, da subito. Nei giorni scorsi era emerso anche il contenuto delle visite mediche a cui era stata sottoposta la ragazza, che parevano accreditare la tesi dello stupro. In realtà le visite ginecologiche confermano il rapporto sessuale ma non sono stati trovati segni di violenza come ecchimosi o lacerazioni; l'unico responso che parla di costrizione è quello del Centro Antiviolenza Dafne, che ha eseguito una valutazione psicologica e non fisica, quindi basata sul racconto e non su riscontri oggettivi. Ulteriore elemento, il video ripreso dalle immagini della sorveglianza della stazione Eav di San Giorgio a Cremano, dove i quattro giovani si sono incontrato nel pomeriggio del 5 marzo scorso: non c'è nessuna traccia evidente di violenza. Quando i quattro lasciano l'ascensore, poi, si trattengono a parlottare e la ragazza va via completamente vestita e in ordine e scoppia a piangere soltanto successivamente; intervistata anche in televisione, la ragazza ha sostenuto di aver avuto quell'atteggiamento perché temeva di venire picchiata. Il suggerimento di ricorrere a una visita psichiatrica arriva proprio dai giudici del Riesame, e potrebbe essere il prossimo passo prima del ricorso che la Procura sarebbe intenzionata a presentare.

Nelle motivazioni, in sostanza, non si entra nel merito della vicenda, non si sconfessa il racconto ma la vittima non viene ritenuta attendibile proprio per la patologia di cui soffre e quindi si è deciso di annullare le misure cautelari in attesa del responso di una visita specialistica che possa aiutare a ricostruire la verità. “Le manifestate perplessità sulla soggettiva attendibilità della dichiarante – scrivono anche i giudici – non comportano di per sé un conseguente giudizio di non veridicità delle sue dichiarazioni sullo specifico evento di cui il tribunale chiamato occuparsi, non potendo infatti escludere nel caso concreto che le condizioni della ragazza non abbiano avuto influenza sul racconto. E però obbligano a una stringente verifica”.