I nonni di Noemi, Alessandro Esposito e Immacolata Molino per la prima volta parlano alla città, a oltre mezzo mese dalla sparatoria che ha coinvolto la loro nipotina di appena 4 anni che si trovava in piazza Nazionale proprio con nonna Imma. È lei a raccontare: "Noemi non parla ancora bene, solo qualche sillaba. Io non potrò più lavorare perché psicologicamente sono distrutta, ho paura di uscire, ho paura quando vedo le moto per strada". Poi racconta quei terribili attimi: "Non ci siamo accorti che Noemi era stata colpita. Eravamo fuori al bar e Noemi stava mangiando le patatine, quando abbiamo sentito gli spari ci siamo rifugiati nel bar, io non mi ero accorta di essere stata colpita".

Nonno Alessandro spiega: "Mi sono accorto io del sangue che mia moglie aveva sul fianco e l'ho portata in ospedale". "Noemi è rimasta in piedi per 20 minuti nel bar, prima che ci accorgessimo che c'era uno strappo nel vestito, ma non immaginavamo fosse stata colpita -continua Immacolata Molino – . Poi abbiamo telefonato a mia figlia (Tania, la mamma di Noemi ndr.) che ci ha detto che stavano al Santobono e che Noemi era stata colpita di striscio alla spalla".

Il discorso diventa poi una riflessione sulle pene contro i camorristi: "Devono cambiare le leggi, serve più polizia. Mi aspetto la massima pena. Non ci aspettavamo tutta questa solidarietà, all'inizio eravamo soli, poi piano piano – continua Imma – la prima vota che ho rivisto Noemi eravamo in compagnia del cardinale Sepe. Spero per Noemi il meglio, il meglio di tutto, siamo ottimisti. Si deve fare qualcosa per la nostra città, perché noi qua vogliamo restare, sono i cattivi che devono andare via".

Pisani: "Fu tentata strage"

Angelo Pisani, avvocato difensore della famiglia di Noemi, spiega: "Lo Stato dovrà essere severo nell'applicare la massima pena anche se fortunatamente si è trattato di un tentato omicidio, mi aspetto una pena esemplare. Dal carcere sono arrivati dei messaggi di solidarietà e dei regali, la stessa criminalità ha accusato chi ha fatto questa tentata strage".

Sciacalli vendono le magliette di Noemi

A parlare è poi Francesco Emilio Borrelli, consigliere regionale in prima linea: "Non avendo ‘avuto il morto' – afferma – la famiglia non avrà accesso ad aiuti particolari, non ci sono dei fondi ad hoc. Allora abbiamo aperto un Conto Postepay, nessun altra iniziativa di sostegno alla famiglia è autorizzata dalla famiglia, c'è gente che vende gadget (le magliette di Noemi) dicendo di farlo per raccogliere soldi per la famiglia, queste iniziative non sono concordate con la famiglia".

Testo raccolto da Peppe Pace