Quattro anni ancora da compiere, ma già un peso sulle spalle che probabilmente si porterà per tutta la vita. La sorellina piccola di Giuseppe Dorice, che ora si trova in una casa famiglia, è stata testimone delle violenze che si ripetevano sulla madre, sui fratellini e anche su di lei. E ricorda tutto, ne porta addosso i traumi. Tanto che, quando le chiedono se vuole rimanere nella casa famiglia o se vuole tornare dalla madre, da Tony e dai fratellini, lei non esita: vuole stare "Ccà", "qua". L'orrore viene fuori in quelle ore passate con gli assistenti sociali, che hanno parlato con lei ma, soprattutto, hanno colto quei segni non verbali che si sono poi rivelati determinanti per ricostruire l'incubo di quella casa di via Marconi, a Cardito, in provincia di Napoli. Le continue violenze sui bambini, che per Tony Essobti Badre erano l'unico metodo di correzione conosciuto. Perché lui, come dice in un colloquio con un familiare, quei bambini li aveva sempre picchiati. Il 27 gennaio ci era scappato il morto, ma lui sostiene di non avere fatto niente più di quello che solitamente faceva.

Ulteriore conferma di quei "metodi di correzione", veri e propri pestaggi contro bambini piccoli, malnutriti e abbandonati dalla famiglia e dalla scuola, arrivano dai racconti e dagli atteggiamenti della più piccola. È tutto nell'ordinanza che ha portato all'arresto di Valentina Casa, la madre, finita in carcere a due mesi di distanza dal compagno, con cui era andata a vivere da circa 8 mesi spostandosi coi figli da Massa Lubrense a Cardito. La piccola era così terrorizzata dal patrigno che si guardava continuamente intorno non appena c'era un rumore troppo alto o sentiva aprirsi una porta. Temeva che stesse arrivando Tony, con tutto quello che ne sarebbe conseguito. In un passaggio riportato nell'ordinanza una assistente sociale racconta di quando è passata con la bambina accanto alle giostre. Era la mattina del 30 gennaio, da un basso del quartiere si sentiva la musica ad alto volume. La piccola ha indicato quella casa e ha detto "Tony". La donna le ha chiesto se aveva paura di vederlo, alla risposta affermativa l'ha rassicurata, ma lei ha ribadito: "Tony cattivo".

Poco dopo la bambina ha bisogno di andare in bagno, ma anche lì si guarda intorno, ha paura. Viene rassicurata, si apre: quando le capita di sporcarsi, racconta, Tony si arrabbia, urla, le tira i capelli, la picchia. Il trauma della pipì ricorre anche in altri passaggi, quando viene raccontato che la bambina chiede di andare in bagno anche quando non ne ha realmente bisogno. Ha il terrore di non riuscire a trattenere la pipì. In una occasione la accompagnano e lei indica una scopa che è nella cabina doccia. Non riesce a sopportarne la vista. L'assistente sociale la sposta e lei poi spiega che, con una mazza come quella, Tony picchiava lei, la madre e i fratellini. In un altro momento la bambina vede una scopa nel corridoio e scoppia a piangere. Quando le chiedono il motivo, lei si limita a rispondere: "il Lupo".

Ed ecco quest'altro elemento. Questo lupo che ritorna nei suoi racconti. Anche in un altro passaggio dell'ordinanza, quando la bambina è di nuovo in bagno. E ritorna il terrore della pipì. Lei apre le ante della doccia. Controlla che sia vuota, poi vuole vedere di nuovo. Una, due, tre volte. Vuole essere sicura che non ci sia nascosto "il Lupo". Perchè, aggiunge "pipì sotto, il Lupo". Ma a chi si riferisce? la risposta è in uno dei disegni che la bambina fa quando arriva nella casa famiglia. Quattro trattini, uno per ogni componente della famiglia. E poi un cerchio. È il lupo, dice. Ed è Tony.