Bomba pizzeria sorbillo Napoli
in foto: Bomba esplosa all’ingresso della pizzeria di Gino Sorbillo in via dei Tribunali a Napoli

Dall'esplosione della bomba carta capace di distruggere un cancelletto-serranda davanti alla pizzeria di Gino Sorbillo in via Tribunali sono passati dei giorni e le indagini sono andate avanti. A cerchi concentrici gli investigatori hanno ridotto il loro raggio d'azione e individuato il perimetro criminale all'interno del quale è nata l'intimidazione. Ora mancano solo i nomi dei due personaggi che materialmente la notte del 16 gennaio 2019 hanno apposto l'ordigno, scappando e facendolo deflagrare. Questione di tempo, assicurano fonti investigative a Fanpage.it, anche se l'omertà è fortissima.

Come avevamo detto qualche giorno fa, si tratta, eccome, di camorra. Eppure tra i vicoli dei Decumani molti "colleghi" commercianti di Sorbillo, alcuni a mezza voce (a vocca ‘e raja, direbbe Pino Daniele) altri più palesemente, hanno addirittura avanzato l'ipotesi che insomma, Sorbillo non fosse poi così dispiaciuto di questa "pubblicità gratuita", vista l'enorme eco della vicenda in tutt'Italia. Ignorando forse che in questi casi non si paga solo per i danni, ma anche per i mesi successivi: i premi delle polizze assicurative schizzano alle stelle quando sei "a rischio".

Tornando ai fatti: strategia della tensione fra i clan. Insomma, la camorra che va alla riconquista dei Decumani , ovvero il cartello capeggiato dallo storico clan Mazzarella, in contrapposizione coi Sibillo di Forcella, voleva lanciare un segnale forte. I Sibillo sin da subito avevano fatto sapere in giro che non c'entravano niente con la bomba contro Sorbillo. Dunque a chi giova? Giova a chi è contro i Sibillo. Parliamo di bande, parliamo di equilibri criminali che, come scrive la Direzione antimafia nei suoi dossier e come confermano i Servizi di informazione e intelligence variano ormai da vicolo a vicolo. A Napoli la camorra è ormai una guerra tra gang. E in quella zona il gruppo che, in riferimento ai Mazzarella, detta legge, è quello De Martino-Iodice, gli emergenti reduci del gruppo Perez, già alleato con Mazzarella e Sequino della Sanità, oggi parzialmente decimato.

Dunque Sorbillo, ormai è chiaro, non era direttamente sotto attacco. Ma grazie alla sua notorietà era l'obiettivo ideale. Tuttavia qualcuno non aveva calcolato l'impatto mediatico enorme messo in moto dal pizzaiuolo-star dei Tribunali: la vicenda è diventata nazionale e le indagini si stanno muovendo a tappeto, molti pregiudicati, sorvegliati speciali, arrestati ai domiciliari o ‘indiziati' di far parte della camorra della zona, sono stati interrogati o sono tenuti sott'occhio.  Tuttaavia il far west non si ferma: anche nelle scorse ore ci sono state nuove stese di camorra in centro, a testimonianza dell'enorme tensione in quella zona. Fa gola il business dei localini, quello dei bed and breakfast e tutto ciò che ne consegue. Sorbillo era solo il nome giusto da far uscire sui giornali, ma l'avvertimento del racket è per tutti gli altri.