Lontani i tempi della bandana, quelli del telefono che squillava furiosamente con le richieste di interviste da tutt'Italia sulla sinistra, sulla sua possibile leadership nazionale, sul suo movimento. I marmi e le suppellettili al secondo piano di Palazzo San Giacomo che tante ne hanno viste e se potessero parlare, mio dio, cosa direbbero, assomigliano alla città di Napoli: opachi e immòti, rassegnati a prender polvere.

E polvere ne prendono anche i ninnoli nella stanza del sindaco Luigi de Magistris – i dipendenti comunali spesso fanno ironia sulla fatica inutile per pulire ‘e pazzielle che a decine si sono accumulate sulla scrivania del primo cittadino della terza città d'Italia. Ora le telefonate che arrivano sono soprattutto quelle dei dirigenti del Comune, in particolare nel settore delle Politiche sociali. Mancano i soldi, mancano i soldi, mancano i soldi. È una litania continua.

Le giornate sindacali si susseguono stanche, volendo dar loro un titolo diremmo: "Triste, solitario y final" . Quello di Luigi De Magistris è proprio un lungo addio. Egli ogni lunedì su Facebook pubblica una specie di editoriale, ogni tanto su Twitter commenta notizie di vario tipo, la mattina parla un po' coi giornalisti e la spara grossa, alternando, su Vincenzo De Luca, sul Governo Conte, su Matteo Salvini, su Matteo Renzi.

Nel frattempo l'attività di governo cittadino è paralizzata, il Consiglio comunale non riesce a riunirsi per mancanza del numero legale, arrivano sgambetti e fuoco amico ovunque. Nemmeno un fratello per chiacchierar, diremmo parafrasando Paolo Conte: Claudio De Magistris è indagato per la vicenda Tony Colombo e deve tenersi lontano da Palazzo San Giacomo.

Gutta cavat lapidem, la goccia sta scavando anche nel rapporto più solido riconosciuto all'ex sindaco della bandana, ovvero quello col centro sociale Insurgencia e con le cooperative sociali di Gesco. Ci sono le Elezioni Regionali in Campania nel 2020, ci saranno le Elezioni Comunali a Napoli nel 2021. E forse nel frattempo pure le Politiche. Il rimpasto numero 10 al Comune di Napoli che sarà formalizzato fra poche ore è una cesura netta e profonda con alcuni mondi e alcuni fedelissimi. Buttato a mare Ivo Poggiani,  presidente della Terza Municipalità Stella-San Carlo per lasciare deleghe e potere a colei che sarà la candidata di DeMa a sindaco di Napoli, ovvero Alessandra Clemente intorno alla cui figura si concentrano tutti gli sforzi di questi mesi.

Non vanno poi sottovalutate due operazioni. La prima: mandare a casa l'assessore al Welfare Laura Marmorale, operatrice sociale vicina a Sergio D'Angelo e riconosciuta valida rappresentante di un Terzo Settore  incazzatissimo per la demolizione delle politiche sociali a Napoli. La seconda, contemporanea,  è la promozione di Eleonora De Majo, pasionaria dei centri sociali e compagna di Egidio Giordano, già leader di Insurgencia ma diventato assessore proprio alla Terza Municipalità.

Assediato sulla scacchiera di alleanze comunali e in città metropolitana, DeMa si trovava in pieno zugzwang  per dirla in gergo scacchistico: obbligato a muovere, quasi certo di perdere. Ha per ora infatti perso l'appoggio di mezzo movimento che per via del rimpasto si è sfarinato (tra gli attivisti di Insurgencia tira un'aria di resa dei conti terribile).  Dall'altra parte, in area Pd Vincenzo De Luca alla Regione Campania, ormai quasi certo della sua ricandidatura, ha deciso di non dar visibilità al sindaco e non rispondere colpo su colpo alle sue provocazioni. Nel Movimento 5 Stelle la decisione di ripescare Francesca Menna, fuoriuscita dai pentastellati ma vicina a Roberto Fico è percepita come un atto ostile: i fedelissimi di Luigi Di Maio a Napoli inizieranno a breve a sparare a palle incatenate contro il Comune.