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Bomba alla pizzeria Sorbillo di Napoli

La camorra che guarda i social network. E chiede il pizzo a ristoranti e pizzerie di successo

Avvicinati dopo una ondata di ‘like’ su Facebook o ‘cuori’ su Instagram: gli imprenditori della ristorazione che hanno successo sono i primi ad essere nel mirino della camorra specializzata in estorsioni. Al netto della vicenda Sorbillo, tutta da chiarire, resta la paura di tante aziende del settore sempre più strangolate dai nuovi clan che devono guadagnare quattrini per accrescere il potere e controllare militarmente il territorio.
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Un tempo era il passaparola: si fanno affari e lo sanno un po' tutti. Lo racconta perfino Francis Ford Coppola nel Padrino II, quando don Fanucci chiede di «fari vagnari u pizzu» (bagnarsi il becco, come gli uccellini) al giovane Vito Corleone e alla sua giovane banda. Questo è il pizzo, il racket, l'estorsione che resta anche a Napoli una delle prime attività della malavita organizzata. In assenza di denunce è meno rischiosa del narcotraffico (perché ci sono meno passaggi) e consente liquidità immediata con un minimo esborso: basta sapere come far paura.

Della bomba esplosa a Napoli sotto la nota pizzeria di Gino Sorbillo poco sappiamo circa il movente. Sarà la Procura di Napoli a dover capire cosa sia accaduto e lo dovrà farà in fretta: le sollecitazioni alle indagini rapide sono arrivate fin da stanotte agli inquirenti. ‘Merito' dell'enorme impatto mediatico dell'imprenditore-influencer, in un mondo dominato dai social network.

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Ed è proprio l'evidenza mediatica, propagata viralmente attraverso i network sociali ad essere uno dei nuovi strumenti a disposizione delle organizzazioni criminali. Semplicemente? I camorristi, come chiunque altro, sono su Facebook e traggono informazioni, come chiunque altro. La spa del crimine ha un ufficio marketing che funziona fin troppo bene. Risultato? Farsi vedere sui social, esporsi con file interminabili, aperture di sedi, iniziative, foto con vip, ospitate televisive è segnale di attenzione da parte di tutti. Proprio tutti.

Non si sa se sia questo il caso di Sorbillo, di certo c'è la preoccupazione di alcuni imprenditori del settore che riferiscono a Fanpage.it storie del genere. Sintetizzando? Avvicinati dopo una ondata di ‘like' su Facebook o ‘cuori' su Instagram. Possibile? Sicuramente, anche se ovviamente non è la esclusiva attività social a decretare chi o meno dev'essere avvicinato per l'imposizione del pagamento a quello che  Luciano De Crescenzo definiva  nel film "Così parlò Bellavista" il ‘Secondo Stato", quello degli invasori. C'è anche il fattore ‘brand'. Ormai i nomi delle attività di ristorazione  valgono milioni. E quale modo migliore per riciclare quattrini per la camorra se non quello di aprire filiali di brand famosi fuori Napoli ? Ipotesi, sono solo ipotesi.

Però mettiamo in fila alcune storie: bombe contro le pasticcerie nell'area Nord di Napoli, pizze e panini nel centro storico partenopeo, non dimentichiamo la bomba contro un negozio di scarpe nella centralissima via Toledo, quella contro l'auto di un ‘attenzionato' dalle forze dell'ordine in via Carbonara: di certo c'è che le organizzazioni criminali quando sono di giovane formazione e nella fase ‘predatoria' vogliono si sappia della loro esistenza e del fatto che sono spietate e pronte a tutto. Gino Sorbillo in tal senso sarebbe la vittima perfetta: famoso, giovane, intraprendente, in espansione. Potrebbe essere stato usato per dare un segnale all'intera zona. Ma questo dovranno chiarirlo le forze dell'ordine.

Una cosa la sappiamo: nel centro storico di Napoli a gennaio 2019 è esplosa una bomba. E ieri l'ultima di otto bombe carta ha divelto una saracinesca nella vicina Afragola, circondario a Nord del capoluogo. No, non è normale. Impossibile far finta di nulla.

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Giornalista professionista, capo cronaca Napoli a Fanpage.it. Insegna Etica e deontologia del giornalismo alla LUMSA. È autore del libro "Se potessi, ti regalerei Napoli" (Rizzoli). Ha una newsletter dal titolo "Saluti da Napoli". Ha vinto il Premio giornalistico Giancarlo Siani nel 2007 e i premi Paolo Giuntella e Marcello Torre nel 2012.
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