Un fotogramma del video girato sul treno a Napoli
in foto: Un fotogramma del video girato sul treno a Napoli

La cronaca degli eventi: Napoli, su un treno della Circum un ragazzo inveisce con toni razzisti contro degli immigrati stranieri. Una donna napoletana reagisce con veemenza e difende gli stranieri, riducendolo al silenzio. Un altro uomo riprende tutto col cellulare, il video viene visto e rivisto sui social network milioni di volte. Quel che non si conosceva finora sono tutti i protagonisti. E qui proviamo a far chiarezza sui protagonisti: è fondamentale davanti ad un fatto discusso da così tanta gente.

Chi ha girato il filmato è un uomo napoletano che ci tiene a non avere notorietà ulteriore dagli eventi. Si considera solo uno spettatore degli eventi. Tuttavia, precisa,  ad un certo punto ha smesso di filmare per avvicinarsi alla donna e farle scudo in caso di aggressione.

La signora si chiama Maria Rosaria Coppola, è una sarta del centro di produzione Rai di Napoli: è l'unica che ha messo la faccia (forse anche suo malgrado) ed è finita sui giornali e sul web. Oggi è una specie di eroe metropolitana (anche questo probabilmente obtorto collo). La sua frase: «Tu nun sì razzista, sì strunz» («Tu non sei razzista, tu sei stronzo») è diventata un tormentone. In tempi di posizioni politiche convalidate soltanto dalla condivisione e dalla viralità si può dire senza dubbio che ha coniato uno slogan.

Chi sono gli altri protagonisti della storia? L'immigrato in primo piano nel video non è pakistano, è srilankese. Vive in provincia di Napoli, zona vesuviana, è un uomo di mezza età, è un lavoratore integrato ed è sposato, anche la moglie lavora quotidianamente a contatto con italiani. Ha un bel nome di battesimo, antico, romano. «Sono persone dolcissime, grandi lavoratori, lontani da ogni estremismo», spiega chi li conosce bene e chiede di «restare umani».
Lo srilankese, contattato da Fanpage.it oggi, ha fatto sapere di non voler parlare e di voler continuare a vivere la sua vita fuori dai riflettori senza ansie.

Di tutta la storia resta l'altro protagonista (o l'antagonista, dipende da come la si vuole vedere). Si chiama Vincenzo, è napoletano, è un ultra tifoso del Napoli che frequenta lo stadio, la Curva A (lo specifichiamo solo perché il dato emerge con forza in tutte le sue attività a mezzo social network, non si offendano i tifosi che non la pensano come lui). La sua identità l'ha resa nota lui stesso,  pubblicamente, tentando di spiegare il perché della reazione veemente e scorretta.

Primo dato: Vincenzo, almeno a parole, si è scusato. Ma non con lo srilankese, solo con la signora Maria Rosaria. La parte saliente del suo discorso è: «Ho esagerato, è stato solo uno sfogo, non ho aggredito nessuno e non era mia intenzione farlo, voglio solo che questa storia finisca».  

La sua spiegazione – non giudicatela in base agli errori grammaticali, potrebbero essere causati dal sistema di dettatura a mezzo smartphone – è condita tuttavia di elementi sui quali ragionare, di argomentazioni che fanno parte a pieno titolo del kit della xenofobia di questi ultimi tempi. Dice che «non dobbiamo dimenticare la ragazza di Roma fatta a pezzi e violentata», si riferisce all'omicidio di Desirée Mariottini a San Lorenzo, per il quale sono accusati una serie di spacciatori immigrati.

Fin qui la cronaca; ovviamente subito dopo il fatto ci siamo chiesti come mai i molti presenti all'interno del vagone della Circumvesuviana non avessero reagito. Alcuni presenti in quel momento ci hanno successivamente spiegato che invece erano vigili, eccome. E che hanno evitato di intervenire per scongiurare l'eventualità di una rissa.

C'è poi da affrontare l'argomento del perché sia accaduto tutto ciò. Maria Rosaria ha spiegato di essersi arrabbiata e attivata dopo aver visto la storia di Roma dell'indiano picchiato sul bus.  Vincenzo ripete a pappardella elementi che chi frequenta i social network ben conosce: fallacie argomentative su quanto poco i media si siano occupati delle "violenze degli immigrati", condite dallo slogan "L'Italia è nostra", affermazione del resto già efficacemente smontata dalla sarta napoletana che sul treno ha replicato: «Preferisco sia loro (degli immigrati ndr.) l'Italia e non tua».

Insomma, giornalisticamente di questa storia oggi abbiamo tutto. Abbiamo i buoni, abbiamo i cattivi, abbiamo un video a convalidare la vicenda e renderla a prova di fake news (complottisti e sciechimichisti esclusi, ovviamente). Manca un ragionamento che unisca i pezzi. Probabilmente può essere quello di come una idea tossica, quella dell'invasione dello straniero e della "proprietà" dell'Italia, possa circolare e attecchire su strati deboli della società, resi vulnerabili dalla bassa scolarità, senza gli anticorpi della cultura e della critica, lasciati dunque in balìa del morbo xenofobo che attecchisce rapidamente, come un raffreddore d'inverno.