Da quando c'è l'elezione diretta del sindaco, Napoli non ha mai avuto un primo cittadino di destra. Negli anni 50-60  vi fu l'esperienza del Comandante Achille Lauro; dopo ci furono i sindaci dell'area dorotea della Democrazia Cristiana, quella di Antonio Gava, ma mai una fascia tricolore diretta espressione di partiti della destra che pure era ed è presente all'ombra del Vesuvio. Non ci riuscì negli anni Novanta nemmeno Alessandra Mussolini, il cui pesante cognome attizzò i nostalgici; il resto è storia dei giorni nostri. Assumiamo questo dato e teniamolo da parte, per un momento.

Chi si stupisce di quanto accaduto oggi 2 ottobre 2018,  l'applauso dal balcone e l'immigrato che scatta il selfie mentre Matteo Salvini percorre le strade del rione Vasto, non è mai stato a Napoli oppure ne conosce solo i cosiddetti quartieri-bene, Chiaia, Posillipo, il Vomero. L'effetto Instagram, l'autoscatto a tutti i costi non rappresenta solo il consenso politico ma anche e soprattutto la consacrazione di quello mediatico. Salvini non è solo il leader della Lega, il vicepresidente del Consiglio dei ministri, il ministro dell'Interno, il nuovo capo della destra securitaria, sovranista e anti-immigrazione in Italia. Egli è un protagonista dei social media, è un personaggio che domina i giornali, i periodici patinati e la tv come lo fu Silvio Berlusconi a suo tempo o come lo è, oggi, una star dei reality show.

Certo, possiamo assumere come dato di fatto che nella stragrande maggioranza dei casi il ruolo da influencer dei media coincida con quello di leader politico e lo rafforzi (e viceversa); tuttavia l'immigrato che fotografa ‘il Capitano' non lo fa necessariamente in virtù di una strana sindrome di Stoccolma. Lo fa per perché col suo cellulare documenta un momento: in fondo se Salvini è approdato al Vasto è anche per ‘occuparsi' di lui. Purtroppo la complessità di questo ragionamento passa difficilmente. Si preferisce guardare il fotogramma di oggi e sentenziare su Salvini ‘che si fa la foto col negretto'. Il ragionamento spicciolo e fallace che ne deriva è: «Vedi? Piace pure a loro».

Parimenti si sbaglia a pensare che a Napoli Matteo Salvini e i suoi "no pasaran". L'ammuina di piazza che pure caratterizzò l'ultima sortita salviniana nel marzo 2017 alla Mostra d'Oltremare non è servita a rafforzare il fronte anti-leghista all'ombra del Vesuvio, anzi: il rione Vasto, il suo crescente degrado, l'assenza delle istituzioni comunali a tutela dei livelli minimi di vivibilità, rappresenta oggi il cavallo di Troia attraverso il quale la nuova destra Salviniana è entrata  a pieno titolo in città. La passeggiata di stamane al Vasto era pianificata e organizzata da tempo; da tempo pezzi vecchi e nuovi della destra napoletana riuniti in partiti, associazioni, perfino in gruppi Facebook si sono organizzati e aspettavano eccitati l'arrivo del leader leghista.

Nell'esperienza da sindaco di Luigi De Magistris la zona alle spalle della stazione ferroviaria di piazza Garibaldi è stata colpevolmente abbandonata. Oggi si raccolgono i risultati: i residenti dapprima hanno preso coscienza dei crescenti problemi (camorra, massiccia presenza di centri accoglienza rifugiati senza un vero progetto di collocazione, rifiuti in strada, illuminazione carente, microcriminalità) hanno caricato a molla la rabbia, complice anche il tam-tam sui social media (li vedete anche voi i gruppi Facebook con decine di video di degrado ordinario e quotidiano).

E poi? Poi hanno eliminato dal ventaglio dei guai quelli dalla profonda penetrazione nel tessuto sociale e culturale, ovvero la convivenza e in alcuni casi la connivenza con la criminalità organizzata di tipo camorristico e da questa somma algebrica cos'è scaturito? Un risultato atteso per quanto sconcertante: immigrati primo nemico. Poco importa se al Vasto l'immigrazione sia un fenomeno complesso, articolatissimo, con la presenza di sud-africani, maghrebini, ma anche polacchi, georgiani, ucraini, cinesi, pakistani, perfino dominicani e per certi versi marginale rispetto al giro d'affari che ruota intorno ad una zona ormai senza legge alcuna se non quella del più forte.

Secondo una storiella che ci raccontiamo da troppo tempo esiste uno  ‘spirito napoletano' ammantato di tolleranza e solidarietà. Cerchiamo di essere realistici ed andare oltre questa narrazione: la realtà dei fatti ci dice che a Napoli finquando si è funzionali si ha diritto a stare mmiez ‘a via al pari degli altri. E alla camorra è utile tutto ciò. È utile lo sfruttamento delle vite dei più deboli, messi a spacciare droga o a rapinare perché le manovalanze dei clan sono tutte in galera, usati per vendere merce contraffatta in strada – mentre gli opifici del falso incassano centinaia di migliaia d'euro – tenuti in 10 a dormire in uno stanzone lercio pagato a peso d'oro senza tutele, senza pulizia, con un prestanome italiano che fa allacciare acqua e luce e intanto incassa i danari. È utile perché li si può mettere a vendere alcolici ed alimentari di infima qualità (e imposti dalla distribuzione malavitosa) in mini market  abusivi. È utile per il traffico di esseri umani tenuti per la gola dal ricatto del permesso di soggiorno. Per non parlare poi della prostituzione, onnipresente, al Vasto. Di ogni colore, di ogni sesso, di ogni età.

La protesta anti–Salvini a Napoli
in foto: La protesta anti–Salvini a Napoli

Di tutto ciò non si fa cenno. Non ne parla Matteo Salvini ,che deve mantenere la sua polarizzazione "italiani buoni  contro immigrati cattivi". Non lo fa Vincenzo De Luca che è nella scia del vicepremier leghista tentando di farsi rieleggere alla Regione Campania coi voti della destra. Non lo fa nemmeno Luigi De Magistris che imperterrito nega la realtà dei fatti, tentando di mostrare una Napoli che non c'è, finendo  ad assomigliare anno dopo anno ad un prestigiatore stanco che ormai fa vedere i suoi trucchi.

Tre ragioni differenti, un solo motivo: il consenso politico. E nelle pieghe dell'approvazione di stampo populista – di cui De Luca, Salvini e De Magistris sono tre diverse facce – muore la ragione, muore per l'ennesima volta il Ventre di Napoli, muore l'idea di una zona multietnica dove, nelle reciproche differenze e tra innegabili difficoltà, si potrebbe vivere molto meglio di come si sopravvive oggi.

Invece no, non ci sono piani veri, non ci sono progetti di convivenza libera e democratica, non c'è un progetto di sviluppo per la città nel segno della legalità. E se la tendenza elettorale continuerà ad essere quella che è, nel giro di due anni la destra avrà una base consolidata per lanciare la volata a Palazzo San Giacomo. E così candidare, forse eleggere, il primo sindaco di destra a Napoli.